PERCHE’ DOBBIAMO PUNTARE AI VERTICI. Un articolo di Luisa Pogliana, ‘L’IMPRESA’, luglio 2018

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Le politiche aziendali si fanno nel top management, che resta sostanzialmente maschile. E’ più di una limitazione della nostra  libertà: in quei luoghi si forma la cultura aziendale, e se lì  ci sono solo uomini continua ad essere maschile, sminuendo il valore del lavoro delle donne con conseguenze pesanti a cui spesso non si pensa. Dobbiamo muoverci noi, per portare nei luoghi decisionali alti più donne, ma con un pensiero differente. Facciamo un passo in alto.

Qui potete leggere l’articolo in formato pdf.

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“Negoziare senza nemici, confliggere senza distruggere”. Articolo di Luisa Pogliana si l’Impresa di settembre

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Le donne sono abituate da secoli e fare la spola tra necessità e libertà, tra piacere e doveri, tra scelta e costrizioni. E’ un modo di vivere peculiare delle donne, e per questo hanno qualcosa da dire sulla negoziazione e sui conflitti. Anche le esperienze delle molte donne manager che stanno attuando politiche con un diverso orientamento manageriale, parlano in fondo di negoziazione. Per esempio, tra queste manager e il vertice aziendale che ha spesso una cultura contrastante rispetto alla loro, refrattaria a modi di agire che si allontano dagli standard. Portare avanti politiche in discontinuità con i convincimenti consolidati richiede consapevolezza del contesto aziendale e dei rischi a cui ci si espone. E dunque molta attenzione a quanto e come si possono spostare i limiti senza romperli. Questo è un punto chiave: la negoziazione che evita inutili scontri frontali implica un cambiamento rispetto alle dinamiche solite del potere: in quest’ottica, più spesso maschile, la contrattazione viene intesa come sopraffazione, in funzione di una propria vittoria cercata tramite l’annientamento dell’altro soggetto. Per molte donne, invece, la contrattazione è essenzialmente ricerca e occupazione di uno spazio intermedio, dove si trova una possibile convergenza dei diversi interessi. E’ mirata a trovare un ritorno adeguato per entrambe le parti in gioco,

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PRATICHE VS TEORIE: su L’IMPRESA una rubrica di Luisa Pogliana: La visione che cambia le aziende

L’IMPRESA, mensile del Sole 24 ore, di cui è editor Maria Cristina Origlia, ha introdotto una rubrica di Luisa Pogliana a partire dai temi del libro Esplorare i confini. Qui il primo contributo, sul numero di dicembra 2016

PRATICHE VS TEORIE 

Il management è un campo dove finora c’è stata (quasi) solo una cultura maschile. Così spesso i manager finiscono per vedere sempre le stesse cose, con lo stesso punto di osservazione. Le donne però -arrivate nel management in tempi relativamente recenti- vivono una vita diversa, e vedono le cose diversamente. Così molte non si sono adeguate alla visione prevalente, ma si sono fondate sul loro punto di vista, arrivando a realizzare politiche lontane dalle prassi usuali. 

Guardiamo solo un esempio. In un’azienda con molte lavoratrici qualificate e giovani, la responsabile del personale ha rovesciato l’approccio aziendale ai ‘costi’ dei frequenti casi di maternità. Ha posto al CDA questa domanda: quanto costa all’azienda non sostenere le donne nel momento della maternità? Dato che, per mancanza di servizi, molte sono costrette a lasciare il lavoro con l’arrivo di un figlio, la maternità è un passaggio di cui l’azienda deve farsi carico,

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‘L’Impresa’: Un’altra cultura nei luoghi decisionali. L’introduzione al libro ‘Esplorare i confini’

L’IMPRESA, mensile del Sole 24 ore ha pubblicato un articolo che riprende l’introduzione al libro ‘Esplorare i confini’  di Luisa Pogliana. Lo riportiamo qui.  Grazie all’Editor della rivista Maria Cristina Origlia, che ai temi di questo libro dedica molta attenzione.

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Un nuovo pensiero sul management basato sull’esperienza. Un’altra cultura nei luoghi decisionali. Bsta applicare modelli e procedure consolidate. Meglio partire dalla lettura del contesto aziendale per progettare soluzioni inusuali ma specifiche, lasciandosi guidare da una visione e da criteri condivisi.

Nel giro di pochi anni aziende e lavoro sono drasticamente cambiati, perché è cambiato il mondo. Il mercato finanziario preme sull’economia produttiva, imponendo le proprie regole. Il lavoro umano è ridefinito dalla globalizzazione, dalla delocalizzazione e dalla tecnologia. La ricerca di risultati a breve termine prevale sulle visioni di lungo periodo. Niente è più come era. Non si può parlare di management come lo si pensava prima. Questo stato delle cose mette in crisi il ruolo del manager come ruolo di potere. Non si può guardare al futuro senza cambiare questo modo di concepirlo. E’ finito quel tempo, anche se la maggior parte resta arroccata lì finché riesce.

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