Un punto di vista differente cambia la cultura e le prassi in azienda. Intervento di Luisa Pogliana al seminario LUD su Donne e Uomini, nuovi modi di essere insieme nel lavoro

Presso la Libera Università delle Donne di  è in corso in corso 
un ciclo dei Seminari curato da Barbara Mapelli
, sul tema ‘Tra Donne e Uomini, nuovi modi di essere insieme. Pensieri, esperienze, emozioni tra soggetti e generazioni’.  

Lo scorso febbraio  si è tenuto un incontro su questa prospettiva rispetto al lavoro. Hanno introdotto la discussione
 Marco Deriu e Luisa Pogliana

Riportiamo qui l’intervento di Luisa Pogliana

C’è un punto di partenza se vogliamo capire cosa vuol dire essere uomini e donne in azienda: le aziende -luogo di persone di sesso diverso e con interessi diversi- non sono solo degli uomini, ma il potere sì. Certo, bisogna dare per scontato che la cultura aziendale, nella maggior parte dei casi, riflette ancora largamente la cultura tradizionale sulla divisione sociale dei ruoli. Residui patriarcali, potremmo dire, ma con effetti poco residuali. Perché entrano in gioco nelle relazioni quotidiane, nel funzionamento delle strutture, nell’organizzazione del lavoro, nelle concezioni manageriali. Nell’esercizio del potere.

Superiamo questo quadro noto e inevitabilmente conflittuale,

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Allentare il controllo e condividere le responsabilità

 S.E.  HR manager in una multinazionale:  trovare una nuova organizzazione della sua struttura di lavoro per consentire la maternità di chi la dirige, senza sostituzioni e blocchi di carriera.  S.E. parla di come ha trasformato il ‘problema’ della propria maternità in un evento ‘naturale’. Così efficace che la risposta all’emergenza diventa l’orientamento stabile dell’organizzazione. Tutto si fonda su far crescere la responsabilità manageriale diffusa nel gruppo di lavoro. Che diventa beneficio anche per chi dirige :  può alzare il suo livello di impegno nell’attività di indirizzo, può “guardare lontano”nelle strategie aziendali .  Ma non è tutto. Ciò che permette questo passaggio è anche “mollare il controllo e distribuire le responsabilità” nei ruoli famigliari. Che non è una cosa tanto ovvia e frequente, e nemmeno tanto esplicitamente affrontata. (Luisa Pogliana)

Qualcuno dice che la maternità equivale a una job rotation. Cambiare ruolo in azienda presuppone l’acquisizione e la messa in campo di nuove competenze, la comprensione e l’adattamento a nuove dinamiche relazionali, l’assunzione di nuove responsabilità. In questo senso, secondo me la job rotation inizia già in gravidanza,

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Cambiare la cultura aziendale e organizzativa. Luisa Pogliana al Convegno ‘Famiglie, lavori e nuovo welfare’, Provincia di Milano

venerdì

24

novembre

alle ore:

 

Ringrazio che si sia voluto ascoltare anche  un punto di vista non istituzionale, un punto di vista che viene dalle donne, da molte donne nel management.

Parlando di aziende,che  sono tra i soggetti coinvolti nei temi di questo convegno, penso che sia importante considerare i problemi che derivano dalla cultura aziendale.  Bisogna partire da un aspetto centrale, il potere in azienda.  Che da sempre è territorio degli uomini, e ancora oggi agisce con concezioni e logiche maschili.

Da questa visione maschile deriva anche un’organizzazione del lavoro ancorata a modelli storici: le donne e la maternità non erano previste nella vita aziendale quando le aziende sono nate e hanno definito le loro regole.  Regole che oggi non hanno più ragione d’essere . Questa arretratezza organizzativa è il maggior ostacolo per le donne che vogliono una realizzazione professionale senza rinunciare al resto della vita. E da molto tempo vengono indicati cambiamenti praticabili e utili, tanto che le aziende più avanzate li hanno adottati con beneficio. Ma in generale c’è ancora grande difficoltà a cambiare le politiche organizzative.  Chiediamoci perché.

Noi siamo abituati a considerare le scelte organizzative solo come un fatto tecnico, neutro, ma in realtà il modello organizzativo non mai è scisso dal modello di potere.

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“Io proprio non so come farai”: la differenza ha stimolato l’innovazione organizzativa. Puntualizzazioni di management di Anna Deambrosis

Queste riflessioni sono state fatte da Anna Deambrosis durante l’incontro alla Libreria delle Donne di Milano ‘Manager in bilico sull’orlo del potere’, per discutere i temi del libro Le donne il management la differenza. Anna ha parlato in altre occasioni di come ha riorganizzato la struttura di cui è responsabile a partire dalla sua maternità. Proponiamo anche questi pensieri perché focalizzano diversi aspetti di management che sono stati affrontati in modo nuovo. Dandoci un’idea della complessità che una situazione organizzativa consolidata comporta, delle resistenze che attiva, e dell’apparente semplicità con cui viene qui rovesciata. “La semplicità è difficile a farsi”. Ma una donna che guarda dalla sua prospettiva può vedere possibilità impensabili. (Luisa Pogliana)

“Io proprio non so come farai, io non saprei proprio come fare”. Queste le parole di un mio collega ad un incontro di assestment collettivo. Febbraio 2008. Dopo 2 mesi sarebbe nata mia figlia.
Il mio collega era veramente preoccupato e veramente non sapeva come avrei potuto fare ad assentarmi dal lavoro per maternità.
Il mio collega infatti non aveva mai provato a pensare come agire diversamente da come aveva sempre fatto, a come stare in azienda in modo alternativo,

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UN ALTRO MODO DI GOVERNARE LE AZIENDE: UN INCONTRO SU PRATICHE DI CAMBIAMENTO.

venerdì

24

novembre

alle ore:

 

L’ASSOCIAZIONE DONNESENZAGUSCIO

invita a un incontro alla Casa di Vetro,

via Sanfelice 3, Milano

giovedì 19 gennaio 2012, 18.30-20.30

UN ALTRO MODO DI GOVERNARE LE AZIENDE: PRATICHE DI CAMBIAMENTO

Oggi nel management ci sono donne che in questi ruoli hanno manifestato una visione diversa e un atteggiamento orientato al cambiamento, da cui discendono una diversa concezione dell’azienda e delle regole del suo funzionamento. Portano con sé consapevolezze che orientano il loro agire. Hanno così sviluppato pratiche innovative, mostrando che le loro idee non sono impossibili da attuare: sono state realizzate, e con beneficio per chi lavora e per l’azienda.

Proponiamo di parlarne partendo da alcuni nodi che toccano specificamente le donne: l’organizzazione del lavoro, innanzitutto, ma non solo. E’ possibile modificare la rigidità insensata dell’organizzazione attuale? Trovare soluzioni a bisogni immediati, ma che agiscano sul cambiamento della cultura aziendale? Dare valore all’identità intera delle donne, nella maternità e nel lavoro al tempo stesso? Aprire l’accesso ai posti qualificati? E non dovervi rinunciare per una scelta di vita completa?

Abbiamo trovato aspetti interessanti nell’esperienza di alcune donne manager:

ANNA DEAMBROSIS,

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Maternit

Serena Nobili mi ha scritto per segnalarmi un’iniziativa:
“Il CerVello di mamma e papà” ha come scopo una riflessione sull’importanza dell’esperienza genitoriale nel mondo del lavoro. Vogliamo sottolineare come l’esperienza genitoriale sia una ricchezza e non un impedimento. Il divenire genitori ci fa acquisire skills utili anche nel mondo del lavoro.à di riordinare continuamente le priorità, di interrogarsi sul senso di un modo di vivere e di lavorare. E’ difficile realizzare tutto, ovviamente, ma le donne sembrano particolarmente attrezzate per questo.
E’ interessante notare come queste concrete esperienze costituiscono un bell’esempio di ciò che si definisce con il termine sistema complesso. Un sistema può essere inteso come un tutto costituito dalla somma delle parti, come meccanismo fatto di ingranaggi ognuno con un ruolo preciso. Come territorio: se si è in un luogo, non si può essere in un altro. Come tempo segmentato in istanti, ognuno destinato ad essere ‘riempito di attività’. Oppure -ed è questo lo sguardo della ‘scienza della complessità’-, il sistema può essere inteso come insieme sinergico, vivente, in continua evoluzione adattandosi al contesto. Il comportamento più conveniente sta nella lettura della situazione. la soluzione al problema emerge nel momento in cui serve. Si può essere allo stesso tempo -con il pensiero e con l’azione (le tecnologie aiutano)- in luoghi diversi.

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La mia mamma fa un lavoro tipo dirigente d’azienda. Cosa pensano i figli delle donne dirigenti del lavoro delle loro madri.

Qualche tempo fa parlavo con Marella Caramazza, direttore generale dell’ISTUD, che aveva accettato di partecipare ad una mia ricerca sulle donne manager. Con Marella, che ha due figli, emerge un aspetto già ricorrente nelle altre interviste: i sensi di colpa delle mamme dirigenti. Ovvero uno dei nodi comuni a tutte le donne che lavorano e investono sulla loro realizzazione professionale oltre che familiare: ci si sente sempre di sacrificare qualcosa rispetto a come si vorrebbe essere mamme: tempo, attenzioni, vicinanza.
Ma Marella mi dice una cosa in più: Mi piacerebbe proprio fare una ricerca per vedere come loro vivono veramente questa situazione, la realtà potrebbe essere diversa. Questi figli, insieme ai problemi, forse trovano nel modo di essere delle loro mamme anche qualche ricchezza in più. Colgo la palla al balzo: perché non chiederglielo? Fare ricerca su questi temi è il mio lavoro. Preparo un progetto per ISTUD, che trova il contributo economico di Fondirigenti. Nel gruppo di lavoro entra Federica Viganò, e la ricerca parte. Con un approccio nuovo: mettiamo al centro i bambini e le bambine, sentiamo loro cosa hanno da dire. Dunque, accanto all’esperienza delle mamme dirigenti con le loro proposte alle aziende, ascoltare soprattutto i vissuti dei loro figli e delle loro figlie verso la professione delle mamme.

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