A proposito di donne al comando. Un articolo di Luisa Pogliana sul sito della Libreria delle Donne

Una notizia si aggira in questi giorni sulla stampa e in rete. Possiamo sintetizzarla come fa, per esempio, uno di questi quotidiani: “Una ricerca Usa su 22 mila imprese dice che nei cda dove le donne sono almeno tre su dieci la quota di utile aumenta del 6%”. (vedi qui: Così le donne al comando fanno crescere l’utile dell’azienda – Corriere.it).
Quello che stupisce è lo stupore con cui questo risultato viene riferito. In realtà abbiamo una ricerca, per quanto enorme, che dice cose già dette e documentate ampiamente da più di un decennio (ci ricordiamo Womenomics?). E’ il fondamento su cui si basano molte attività di donne d’azienda per promuovere le carriere femminili.
E sono note anche le supposte ragioni. “Le manager sono consapevoli di essere guardate a vista e quindi danno sempre il massimo. Lavorano di più. Mediamente sono molto preparate perché devono dimostrare di meritare un posto che è stato affidato loro grazie a una legge” dice Daniela del Boca nell’articolo citato. Ma più interessante nel suo commento è l’ultima frase: “Il loro arrivo scardina dinamiche di potere tanto consolidate quanto controproducenti. Penso per esempio alla corruzione”. E’ questo l’elemento essenziale su cui ragionare.

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Le donne cambiano il potere o il potere cambia le donne? Luisa Pogliana l’8 aprile 2015 a Torino alla Tavola rotonda in occasione dello spettacolo teatrale ‘Divagazioni sul potere’

mercoledì

08

aprile

alle ore:

15:30

 

Circolo dei lettori - via Bogno, 9 - Torino

‘Le donne cambiano il potere o il potere cambia le donne?’ Luisa Pogliana per Donnesenzaguscio partecipa a un incontro con altre donne che hanno ispirato con i loro scritti lo spettacolo teatrale “Divagazioni sul potere”, del gruppo teatrale “Non mi arrendo, non mi arrendo”
Qui sotto l’invito alla tavola rotonda e allo spettacolo
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“Donne manager: Di quale formazione abbiamo veramente bisogno?” Luisa Pogliana

‘Leadership femminile’. E’ il titolo di ormai numerosi corsi di formazione manageriale per donne, alcuni orientati più specificamente all’assunzione di ruoli di vertice. In particolare, oggi, in fase di attuazione del legge sulle quote). Questo ha un aspetto interessante, perché lo sforzo delle donne è spesso rivolto più a sviluppare le skill di competenza che quelle del fare carriera, nel senso dell’assumere ruoli decisionali. Ma è utile considerare questo strumenti formativi ponendosi qualche domanda. Prima di tutto una di portata generale: perché oggi la formazione è per certi aspetti in crisi? Una delle risposte è che si insegna ciò che si sa insegnare senza porre alle persone interessate la domanda ‘di cosa senti bisogno?’ Prevale l’impostazione ‘ti dico io quello che ti serve, so io di cosa tu hai bisogno’. Tanto più questo succede per la formazione manageriale delle donne. Raramente si pone la domanda: ‘di cosa senti veramente il bisogno come donna?’. Lo schema che vediamo più spesso è una formazione gestita da società che fino a ieri -e anche oggi- hanno ritenuto giusto e unico possibile proprio il modello manageriale che ha escluso le donne dai luoghi decisionali, e più in generale le ha penalizzate nel percorso aziendale.

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LE QUOTE E CHI PORTARE IN QUOTA. Donne ai vertici: Ritorniamo su una questione di attualit

Poco più di cinquant’anni fa la corte costituzionale accoglieva il ricorso di Rosanna Oliva e apriva le carriere in magistratura, nella prefettura e nella diplomazia anche alle donne. Sì, perché allora alle donne era sbarrato l’accesso a queste professioni. Rosanna Oliva voleva accedere al concorso per diventare prefetto e fu respinta, ma non si fermò. Noi le dobbiamo un atto di giustizia e un’apertura di libertà per tutte noi donne, non solo in quelle carriere. Il valore concreto e simbolico di quell’atto è enorme: una donna che si è presa sul serio, e ha saputo dire “perché io no?”. Agendo di conseguenza e cambiando, in questo modo, un pezzo di realtà. Bisogna ricordarselo oggi. Perché non è ancora vero che tutte le carriere sono realmente aperte alle donne. O più precisamente: le carriere sono aperte, ma le posizioni di vertice no.

Proprio in questo periodo in Italia sta seguendo il suo iter parlamentare una proposta di legge che impone di riservare alle donne un terzo dei posti nei consigli di amministrazione. Cosa che è già avvenuta in molti paesi europei, con quote elevate in quelli scandinavi, e sta ora avvenendo anche in Francia e Spagna. Credo che la spinta in questa direzione non venga tanto da un senso di equità verso le donne,

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Le donne al governo delle aziende. Un contributo di Pina Grimaldi

Pina Grimaldi, non potendo essere presente all’incontro sul tema Le donne: un altromodo di governare le aziende (Milano, giovedì 3 febbbraio, ore 18.30, via Sanfelice 3), ha mandato un suo contributo alla discussione.

Le donne al governo delle aziende

Il titolo del mio intervento richiama il potere, rovescia l’immaginario del potere, mettendo semplicemente le donne al governo delle aziende. Il ragionamento che vorrei seguire, al contrario non è così semplice, nel senso che non basta banalmente sostituire gli uomini alle donne per ottenere un diverso modo di governare le aziende. Vorrei quindi sfatare questo modo semplicistico di pensare che donne e uomini siamo uguali, stesse opportunità e che oggi questa questione è superata e così via di seguito. Spesso gli interlocutori si stupiscono: dov’è il problema? Appunto… c’è un problema e molto ampio.

Malgrado le donne siano presenti in politica, nelle istituzioni e dappertutto, sappiamo come la loro presenza non sia scontata. L’essere donna in qualsiasi contesto aziendale pone un problema, perché introduce con la sua sola presenza una dissonanza nei rapporti storici e di potere tra le persone, le donne non seguono le regole del potere consolidato e dell’esperienza di potere non codificata,

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