Donne manager e talenti sprecati. Per un censimento delle competenze

 

di Luisa Pogliana

(scritto per il sito del Concorso letterario nazionale Lingua Madre)

Qualche tempo fa ero all’Università Statale di Milano per una presentazione di un mio libro sulla realtà delle donne manager nelle aziende italiane. Erano venute a parlarne, tra le altre, alcune rappresentanti di istituzioni politiche.  A un certo punto vedo entrare una di loro accompagnata da una donna dall’aspetto magrebino, con il velo in testa. Ecco, pensai, perché l’ha portata? Per far vedere come siamo accoglienti e valorizzanti? Conoscendo gli spazi concessi dal nostro mercato del lavoro a queste donne immigrate, di solito ben lontani dai ruoli di donne manager, temevo qualcosa di strumentale. Intanto, dopo gli interventi iniziali, si comincia a discutere. A un certo punto prende la parola proprio quella donna, e racconta di sé.
Quando vivevo in Tunisia –dice– io ero dirigente d’azienda, ed ero anche una di quelle dure, mi facevo valere e ho fatto lavori importanti. Ma da quando sono venuta in Italia trovo un mucchio di difficoltà a fare lo stesso lavoro, nonostante l’esperienza e la qualificazione.

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