Introduzione di Luisa Pogliana all’incontro ‘UN PASSO IN ALTO. Più donne ai vertici per cambiare la natura del potere’ 8 maggio Milano

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Parliamo ormai da anni del nostro pensiero e delle nostre pratiche differenti come donne manager. Oggi credo che siano maturi i tempi per fare un salto di qualità. Partiamo da un fatto. La legge che vincola i Consigli di Amministrazione a una presenza di donne almeno al 30% ha raggiunto l’obiettivo. Tuttavia poco è cambiato nelle aziende .

Perché nel CdA il potere di indirizzo sulle politiche aziendali spetta all’amministratore delegato, alcuni top manager e rappresentanti degli azionisti. Le altre figure -sindaci e consiglieri- hanno più che altro compiti di controllo. E proprio in queste cariche si concentrano – due terzi- le donne oggi nei Cda. Conseguenza del fatto che se non ci sono donne nei ruoli di AD e di top manager in azienda, non ce ne saranno nemmeno nei ruoli decisivi del Cda. Inoltre il Cda (almeno in Italia) si occupa degli indirizzi dell’azienda. Ma come fare a realizzarli, si decide dentro l’azienda, ai livelli più alti del management

Il top management -dove effettivamente si decidono le politiche aziendali- resta però territorio degli uomini.

Sappiamo quanto inutilmente sono state blandite le aziende con ricerche sui vantaggi economici portati da più donne ai vertici.

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PERCHE’ DOBBIAMO PUNTARE AI VERTICI. Un articolo di Luisa Pogliana, ‘L’IMPRESA’, luglio 2018

 

Le politiche aziendali si fanno nel top management, che resta sostanzialmente maschile. E’ più di una limitazione della nostra  libertà: in quei luoghi si forma la cultura aziendale, e se lì  ci sono solo uomini continua ad essere maschile, sminuendo il valore del lavoro delle donne con conseguenze pesanti a cui spesso non si pensa. Dobbiamo muoverci noi, per portare nei luoghi decisionali alti più donne, ma con un pensiero differente. Facciamo un passo in alto.

Qui potete leggere l’articolo in formato pdf.

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UN PASSO IN ALTO. Intervento di Luisa Pogliana all’incontro proposto da Marzia Gorini a Udine

Ci troviamo ancora una volta a parlare di ciò che ci ostacola l’accesso alle posizioni decisionali alte, dove si esercita il potere, perché anche su questa realtà le cose si stanno muovendo. Certo il potere è ancora largamente in mano agli uomini, che continuano a cooptare altri uomini. Ma si comincia a vederlo in modo diffuso come un fattore non solo ingiusto per le donne, ma anche negativo per le ricadute economiche e sociali. Tanto che su questo ci sono stati interventi istituzionali, come per esempio la nota legge sulle quote di donne nei CDA. Ma non possiamo aspettare che il cambiamento ci venga dall’alto o da altri soggetti. Niente cambia se non ci muoviamo noi. Anche quella legge non è nata solo dalle due parlamentari, ma dalla forte pressione delle donne per rimuovere questi sbarramenti. La proposta di questo incontro è dunque di spostare l’attenzione su di noi, su quella parte del problema che può stare nelle nostre mani.

Il rapporto con il potere è sempre stato problematico per le donne, perché in prevalenza viene esercitato come comando e controllo, con logiche in cui le donne non si ritrovano. Così tendono a tenersi lontane da questi luoghi anche quando ci sia qualche possibilità di entrarvi. 

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