Pioniere dell’organizzazione. Un management che nasce dall’esperienza. Luisa Pogliana su ‘Sviluppo&Organizzazione’

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Una continuità corre dalle studiose di organizzazione di metà 800 fino alle manager di oggi. Beatrice Webb, co-fondatrice della London School of Economics, introdusse il concetto di Industrial Democracy. Mary Parker Follett, “a management prophet”, scrisse dei pessimi effetti sul business del potere come “power over”. Joan Woodward smentì un modello organizzativo senza verifiche di realtà, ma funzionale a un management autocratico. Donne manager di oggi rifiutano il potere come esercizio di comando e controllo che blocca potenzialità e innovazione. Tutte hanno cambiato le concezioni organizzative, manageriali, del potere. Perché le donne? Pensiamo alla loro comune esperienza di vita in una società patriarcale, nella sopraffazione di un potere che non consente la loro libertà, impedisce l’espressione di capacità, azioni, pensiero che arricchirebbero persone, aziende e società.

Qui trovate l’articolo in pdf  Le pioniere del management

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Un passo in alto: politiche di donne top manager per portare più donne in ruoli decisionali. Un piano di Marilena Ferri in Autogrill

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Le donne entrate nel top management possono incidere sul lavoro anche delle altre donne. Le donne con ruolo di AD sono il 50% più propense degli uomini ad avere donne come responsabili della finanza -CFO, territorio fortemente maschile- o responsabili di business unit (ricerca Credit Suisse ,Gender 3000). Ma c’è di più: donne in posizioni di vertice attuano progetti per portare altre donne a ruoli di responsabilità. Ecco una eccellente esperienza di Marilena Ferri, HR & Organization di Autogrill (internazionale).

“La nostra azienda -come altre- ha una manodopera a maggioranza femminile, ma salendo di livello le donne si riducono a poche. Analizzando le promozioni, abbiamo visto che si inverte la proporzione di uomini e donne passando dal livello impiegatizio al livello quadro, e ancora di più al momento del passaggio alla dirigenza. E già nelle preselezione di chi candidare alla dirigenza, le donne vengono scelte quando già hanno fatto esperienze positive, mentre gli uomini in base alle potenzialità. Per cui molte arrivano sì ai ruoli dirigenziali, ma più tardi. Vengono tenute ferme per un po’, mentre gli uomini crescono, anche in retribuzione. In Italia, per valutare le candidature alla dirigenza -e per livelli assimilabili di middle management per i paesi esteri dove la dirigenza non esiste –

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UN PASSO IN ALTO PER TUTTE LE DONNE. Articolo di Luisa Pogliana su ‘Persone&Conoscenze’

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Perché le donne italiane sono le più istruite e qualificate del mondo ma sono solo il 12% dei top manager? (Istat 2018)   E’ la distruttiva insensatezza dell’élite maschile: meglio tarpare il potenziale sviluppo dell’azienda piuttosto che mettere una donna a governarla. Non è un problema di donne manager che vogliono fare carriera. Riguarda tutte le donne, ostacolate in ogni passaggio a livelli più qualificati: anche questa è una violenza economica. E riguarda le aziende che perdono grandi capacità. Dobbiamo cambiare questa cultura misogina, portando più donne -con una testa di donne- nei luoghi dove questa si riproduce. Cominciamo da noi, prendiamo consapevolezza delle resistenze anche dentro di noi, per fare questo passo in alto.

 

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Insieme, ognuna nel suo ruolo, più forza su obiettivi che condividiamo. Intervento di Luisa Pogliana all’assemblea delle metalmeccaniche FIOM

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Sono stata per la maggior parte della mia vita lavorativa manager in una grande azienda, so cos’è la realtà di fare questo lavoro e essere donna, cioè stare in un ambito dove l’unico modello accettato è quello maschile. Partendo da come io vivevo questa situazione, ho cercato altre manager consapevoli della propria differenza che mettono in atto un altro modo di governare le aziende, e ho incontrato molte donne coraggiose e di grande valore. Che via via diventavano sempre di più.  Con alcune ho fatto un’associazione proprio per trasmettere e valorizzare le loro esperienze e il loro pensiero, perché se queste cose non le diciamo, non ne mostriamo il valore pratico e teorico, è come se non esistessero: vengono banalizzate o ignorate, per non dovere tenere conto di orientamenti diversi che portano risultati migliori. E infatti questa realtà comincia ad avere un impatto politico.

Molte manager sono arrivate a ricoprire ruoli decisionali in azienda senza però adeguarsi alla cultura, alle regole che lì dominano, ma portando il loro punto di vista di donne. il punto di partenza è un’altra concezione del potere, che in azienda si esprime in prevalenza come dominio, comando, controllo. Per noi è invece la possibilità di governare le aziende secondo i nostri princìpi,

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LA PARTE CHE STA NELLE NOSTRE MANI. Qualche dato insolito e incoraggiante. Un contributo di Luisa Pogliana su L’Impresa

L’accesso delle donne ai vertici delle aziende tocca il ricambio delle élite, che si riproducono uguali a se stesse. Se lì prevalgono gli uomini, le donne sono tenute fuori, e la cultura aziendale resta maschile, penalizzante per le donne. Non possiamo dunque aspettarci un cambiamento se non ci muoviamo noi: guardiamo a quella parte del problema che sta nelle nostre mani, per fare un passo in alto. I dati sull’occupazione femminile a Milano permettono  riflessioni incoraggianti.

MILANO, UN ESEMPIO STRAORDINARIO

Nel 2016 per la prima volta l’Istat ha fornito una rilevazione sulla forza lavoro nelle grandi città italiane1, da cui emerge la straordinaria situazione di Milano. L’occupazione femminile è altissima (70%) superando per quantità e qualità dei posti occupati le altre grandi capitali europee. La metà delle persone che lavorano sono donne, molto più istruite degli uomini (laureate 60% vs 35%). E sono presenti in misura più o meno uguale agli uomini in quasi tutti i settori e livelli di qualificazione. Si può dire, con piacere, che le donne nel lavoro -almeno in questa città- sono dappertutto. O quasi dappertutto. Infatti le donne restano sottorappresentate nelle posizioni di vertice,

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LIBERARE L’AMBIZIONE AI RUOLI DECISIONALI Luisa Pogliana su ‘DIREZIONE DEL PERSONALE’ (settembre)

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L’accesso delle donne ai vertici aziendali tocca una posta importante: il ricambio delle élite, che tendono sempre a riprodursi uguali a se stesse. E questa è una élite maschile. Così la cultura aziendale, che lì si forma, continua a essere maschile. Con conseguenze pesanti nella vita delle donne. Ma c’è consapevolezza diffusa di questa sopraffazione e  la voglia di spazzarla via. Più donne consapevoli nei ruoli decisionali alti possono cambiare questa cultura. I tempi sono maturi per questo passo in alto. 

 

UN PASSO IN ALTO  Liberare la nostra ambizione ai ruoli decisionali

La legge che vincola i Consigli di Amministrazione a una presenza minima di donne al 30% ha raggiunto l’obiettivo. Un segnale di valore anche simbolico. Tuttavia, poco sembra cambiato nelle aziende. Per varie ragioni.
Innanzitutto non basta entrare nei Cda per prendere le decisioni che contano, nel consiglio ci sono diversi ruoli: il potere di indirizzo spetta all’amministratore delegato con alcuni top manager e azionisti principali. Le altre figure -sindaci e consiglieri nominati- hanno compiti più di controllo. E le donne si concentrano proprio lì (oltre i due terzi). D’altra parte, è anche un effetto della situazione a monte: se poche sono le donne che nelle aziende hanno il ruolo di amministratore delegato o top manager,

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PERCHE’ DOBBIAMO PUNTARE AI VERTICI. Un articolo di Luisa Pogliana, ‘L’IMPRESA’, luglio 2018

 

Le politiche aziendali si fanno nel top management, che resta sostanzialmente maschile. E’ più di una limitazione della nostra  libertà: in quei luoghi si forma la cultura aziendale, e se lì  ci sono solo uomini continua ad essere maschile, sminuendo il valore del lavoro delle donne con conseguenze pesanti a cui spesso non si pensa. Dobbiamo muoverci noi, per portare nei luoghi decisionali alti più donne, ma con un pensiero differente. Facciamo un passo in alto.

Qui potete leggere l’articolo in formato pdf.

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UN PASSO IN ALTO. Un articolo di Luisa Pogliana sul sito della Libreria delle Donne

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23 maggio 2018
 Metterci in gioco per i ruoli decisionali, starci con i propri princìpi, non comporta solo fatica e rischi. C’è il piacere di muoversi con signoria negli spazi sempre preclusi. Il piacere può riconfigurare quello spazio. E il piacere è strettamente legato alla libertà. Lì possiamo incidere, inventare delle cose, scegliere come farle. Fidandoci di noi stesse e di altre con cui abbiamo costruito relazioni.

Un passo in alto.
Più ambizione per tutte. E insieme

di Luisa Pogliana

La legge che vincola i Consigli di amministrazione a una presenza minima di donne al 30% in pochi anni ha raggiunto l’obiettivo. Un segnale di valore anche simbolico. Tuttavia, poco sembra cambiato nelle aziende. Infatti non basta entrare nei Cda per prendere le decisioni che contano: il potere di indirizzo spetta all’amministratore delegato con alcuni top manager e azionisti principali. Le altre figure dei Cda – sindaci e consiglieri nominati – hanno compiti più di controllo. Le donne si concentrano proprio lì. Inoltre il Cda si occupa delle linee guida per la gestione aziendale. Ma cosa fare per attuarle si decide dentro l’azienda, nel top management.

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UN PASSO IN ALTO. Intervento di Luisa Pogliana all’incontro proposto da Marzia Gorini a Udine

Ci troviamo ancora una volta a parlare di ciò che ci ostacola l’accesso alle posizioni decisionali alte, dove si esercita il potere, perché anche su questa realtà le cose si stanno muovendo. Certo il potere è ancora largamente in mano agli uomini, che continuano a cooptare altri uomini. Ma si comincia a vederlo in modo diffuso come un fattore non solo ingiusto per le donne, ma anche negativo per le ricadute economiche e sociali. Tanto che su questo ci sono stati interventi istituzionali, come per esempio la nota legge sulle quote di donne nei CDA. Ma non possiamo aspettare che il cambiamento ci venga dall’alto o da altri soggetti. Niente cambia se non ci muoviamo noi. Anche quella legge non è nata solo dalle due parlamentari, ma dalla forte pressione delle donne per rimuovere questi sbarramenti. La proposta di questo incontro è dunque di spostare l’attenzione su di noi, su quella parte del problema che può stare nelle nostre mani.

Il rapporto con il potere è sempre stato problematico per le donne, perché in prevalenza viene esercitato come comando e controllo, con logiche in cui le donne non si ritrovano. Così tendono a tenersi lontane da questi luoghi anche quando ci sia qualche possibilità di entrarvi. 

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Negoziare in relazione: Introduzione di Luisa Pogliana al libro ‘Tre volte più grandi’ di Borgato e Gamberini

Questo è un libro utile. Per l’ampiezza degli aspetti considerati e perché si fonda sulla realtà, attraverso l’esperienza diretta delle autrici o tramite i risultati di ricerche. E soprattutto perché mette a fuoco ciò che di solito non si guarda: donne e uomini sono differenti anche nelle dinamiche negoziali. Così nel libro vediamo come entrano in gioco, spesso inconsapevolmente, fattori culturali e sociali che costituiscono per le donne svantaggi su questo terreno. L’utilità sta lì: fornisce strumenti per prenderne consapevolezza e cambiare postura.  Se poi allarghiamo l’ottica politica, possiamo vedere come il modo di porsi nella relazione negoziale può esprimere invece una forza. Le donne hanno qualcosa da dire sulla negoziazione e sui conflitti, perché sono abituate e fare la spola tra necessità e libertà, tra piacere e doveri, scelta e costrizioni. E’ un modo peculiare delle donne, che apre prospettive per tutti.  Mi rifaccio ad una realtà che conosco: le esperienze di molte donne manager che stanno attuando politiche con un orientamento manageriale nuovo, con un altro modo di concepire l’azienda e il potere. Queste esperienze parlano in fondo di negoziazione. Una negoziazione che è sempre presente anche dentro i meccanismi interni all’azienda (e a tutte le organizzazioni).

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