UN PASSO IN ALTO: COM’E’ ANDATO L’INCONTRO A MILANO? Una sintesi, e le nostre parole

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E’ stato utile e coinvolgente, a volte sorprendente, e abbiamo anche riso un po’. Convinte dell’importanza di entrare nei livelli decisionali alti, dove è possibile cambiare la cultura aziendale ora solo maschile e misogina, ne abbiamo discusso sotto vari aspetti. Cercando possibilità nell’esperienza di donne che in questi ruoli ci sono già e di tutte.di donne che in questi ruoli ci sono già. Qui trovate un ‘rapporto’ sui temi emersi e le nostre riflessioni, con le nostre parole: ci sono brani degli interventi relativi a quei temi.  Sono vivaci, vitali, propositivi, squarci di vita reale, con il piacere di costruire insieme. Così abbiamo deciso di continuare: possiamo sviluppare i punti che interessano, aggiungere commenti, interventi, esperienze,  politiche aziendali mirate di cui si è a conoscenza.  Abbiamo diffuso questi testi via e-mail a chi ha partecipato o è comunque interessato. Chi vuole  farne parte può comunicarlo tramite questo sito Proviamo a discutere a distanza. A formare una rete che ragiona insieme, prende forza e si mette in grado di andare avanti su questa strada.

I temi che abbiamo discusso 

Le ragioni di questa proposta .    Oggi c’è una consapevolezza diffusa delle prevaricazioni che troviamo nei luoghi di lavoro: l’incredibile gap retributivo e di carriera,

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Meglio rischiare che subire. Intervento di Luisa Pogliana all’Avvenimento ‘L’etica incarnata’ di Assoetica

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 17 maggio, 15-19 dibattito, presso Spazio 36, v.le Umbria 36, Milano

 

Meglio rischiare che subire. Il coraggio delle donne nel management. 

Difficile parlare di quello che si è fatto perché sembra narcisismo, eppure serve a trasmetterci forza e idee, e si può costruire qualcosa di inaspettato. A me è successo. Devo dire che una cosa che ho sempre sentito è stato un senso di giustizia e di libertà. Non so perché e poco importa, non me ne faccio un merito. So che l’ho praticato in vari modi nei diversi tempi. Dal volontariato, al sindacato, alla politica militante, al femminismo. E questo è stato una svolta. La politica delle donne è stata entusiasmante perché riguardava direttamente me, la mia libertà, era una prospettiva nuova. Nel confronto tra donne ognuna partiva da sé, dalla sua vita, non da schemi ideologici, e così si prendeva consapevolezza di una situazione comune e delle cause, che ci portava a cercare di cambiare quel contesto. Perché sappiamo bene che il cambiamento non viene dall’alto, soprattutto se sei donna, e l’alto -il potere- è degli uomini.Tutto questo mi ha aiutata nel mio lavoro in azienda.

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Introduzione di Luisa Pogliana all’incontro ‘UN PASSO IN ALTO. Più donne ai vertici per cambiare la natura del potere’ 8 maggio Milano

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Parliamo ormai da anni del nostro pensiero e delle nostre pratiche differenti come donne manager. Oggi credo che siano maturi i tempi per fare un salto di qualità. Partiamo da un fatto. La legge che vincola i Consigli di Amministrazione a una presenza di donne almeno al 30% ha raggiunto l’obiettivo. Tuttavia poco è cambiato nelle aziende .

Perché nel CdA il potere di indirizzo sulle politiche aziendali spetta all’amministratore delegato, alcuni top manager e rappresentanti degli azionisti. Le altre figure -sindaci e consiglieri- hanno più che altro compiti di controllo. E proprio in queste cariche si concentrano – due terzi- le donne oggi nei Cda. Conseguenza del fatto che se non ci sono donne nei ruoli di AD e di top manager in azienda, non ce ne saranno nemmeno nei ruoli decisivi del Cda. Inoltre il Cda (almeno in Italia) si occupa degli indirizzi dell’azienda. Ma come fare a realizzarli, si decide dentro l’azienda, ai livelli più alti del management

Il top management -dove effettivamente si decidono le politiche aziendali- resta però territorio degli uomini.

Sappiamo quanto inutilmente sono state blandite le aziende con ricerche sui vantaggi economici portati da più donne ai vertici.

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Pioniere dell’organizzazione. Un management che nasce dall’esperienza. Luisa Pogliana su ‘Sviluppo&Organizzazione’

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Una continuità corre dalle studiose di organizzazione di metà 800 fino alle manager di oggi. Beatrice Webb, co-fondatrice della London School of Economics, introdusse il concetto di Industrial Democracy. Mary Parker Follett, “a management prophet”, scrisse dei pessimi effetti sul business del potere come “power over”. Joan Woodward smentì un modello organizzativo senza verifiche di realtà, ma funzionale a un management autocratico. Donne manager di oggi rifiutano il potere come esercizio di comando e controllo che blocca potenzialità e innovazione. Tutte hanno cambiato le concezioni organizzative, manageriali, del potere. Perché le donne? Pensiamo alla loro comune esperienza di vita in una società patriarcale, nella sopraffazione di un potere che non consente la loro libertà, impedisce l’espressione di capacità, azioni, pensiero che arricchirebbero persone, aziende e società.

Qui trovate l’articolo in pdf  Le pioniere del management

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Un passo in alto: politiche di donne top manager per portare più donne in ruoli decisionali. Un piano di Marilena Ferri in Autogrill

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Le donne entrate nel top management possono incidere sul lavoro anche delle altre donne. Le donne con ruolo di AD sono il 50% più propense degli uomini ad avere donne come responsabili della finanza -CFO, territorio fortemente maschile- o responsabili di business unit (ricerca Credit Suisse ,Gender 3000). Ma c’è di più: donne in posizioni di vertice attuano progetti per portare altre donne a ruoli di responsabilità. Ecco una eccellente esperienza di Marilena Ferri, HR & Organization di Autogrill (internazionale).

“La nostra azienda -come altre- ha una manodopera a maggioranza femminile, ma salendo di livello le donne si riducono a poche. Analizzando le promozioni, abbiamo visto che si inverte la proporzione di uomini e donne passando dal livello impiegatizio al livello quadro, e ancora di più al momento del passaggio alla dirigenza. E già nelle preselezione di chi candidare alla dirigenza, le donne vengono scelte quando già hanno fatto esperienze positive, mentre gli uomini in base alle potenzialità. Per cui molte arrivano sì ai ruoli dirigenziali, ma più tardi. Vengono tenute ferme per un po’, mentre gli uomini crescono, anche in retribuzione. In Italia, per valutare le candidature alla dirigenza -e per livelli assimilabili di middle management per i paesi esteri dove la dirigenza non esiste –

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UN PASSO IN ALTO PER TUTTE LE DONNE. Articolo di Luisa Pogliana su ‘Persone&Conoscenze’

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Perché le donne italiane sono le più istruite e qualificate del mondo ma sono solo il 12% dei top manager? (Istat 2018)   E’ la distruttiva insensatezza dell’élite maschile: meglio tarpare il potenziale sviluppo dell’azienda piuttosto che mettere una donna a governarla. Non è un problema di donne manager che vogliono fare carriera. Riguarda tutte le donne, ostacolate in ogni passaggio a livelli più qualificati: anche questa è una violenza economica. E riguarda le aziende che perdono grandi capacità. Dobbiamo cambiare questa cultura misogina, portando più donne -con una testa di donne- nei luoghi dove questa si riproduce. Cominciamo da noi, prendiamo consapevolezza delle resistenze anche dentro di noi, per fare questo passo in alto.

 

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Insieme, ognuna nel suo ruolo, più forza su obiettivi che condividiamo. Intervento di Luisa Pogliana all’assemblea delle metalmeccaniche FIOM

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Sono stata per la maggior parte della mia vita lavorativa manager in una grande azienda, so cos’è la realtà di fare questo lavoro e essere donna, cioè stare in un ambito dove l’unico modello accettato è quello maschile. Partendo da come io vivevo questa situazione, ho cercato altre manager consapevoli della propria differenza che mettono in atto un altro modo di governare le aziende, e ho incontrato molte donne coraggiose e di grande valore. Che via via diventavano sempre di più.  Con alcune ho fatto un’associazione proprio per trasmettere e valorizzare le loro esperienze e il loro pensiero, perché se queste cose non le diciamo, non ne mostriamo il valore pratico e teorico, è come se non esistessero: vengono banalizzate o ignorate, per non dovere tenere conto di orientamenti diversi che portano risultati migliori. E infatti questa realtà comincia ad avere un impatto politico.

Molte manager sono arrivate a ricoprire ruoli decisionali in azienda senza però adeguarsi alla cultura, alle regole che lì dominano, ma portando il loro punto di vista di donne. il punto di partenza è un’altra concezione del potere, che in azienda si esprime in prevalenza come dominio, comando, controllo. Per noi è invece la possibilità di governare le aziende secondo i nostri princìpi,

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LA PARTE CHE STA NELLE NOSTRE MANI. Qualche dato insolito e incoraggiante. Un contributo di Luisa Pogliana su L’Impresa

L’accesso delle donne ai vertici delle aziende tocca il ricambio delle élite, che si riproducono uguali a se stesse. Se lì prevalgono gli uomini, le donne sono tenute fuori, e la cultura aziendale resta maschile, penalizzante per le donne. Non possiamo dunque aspettarci un cambiamento se non ci muoviamo noi: guardiamo a quella parte del problema che sta nelle nostre mani, per fare un passo in alto. I dati sull’occupazione femminile a Milano permettono  riflessioni incoraggianti.

MILANO, UN ESEMPIO STRAORDINARIO

Nel 2016 per la prima volta l’Istat ha fornito una rilevazione sulla forza lavoro nelle grandi città italiane1, da cui emerge la straordinaria situazione di Milano. L’occupazione femminile è altissima (70%) superando per quantità e qualità dei posti occupati le altre grandi capitali europee. La metà delle persone che lavorano sono donne, molto più istruite degli uomini (laureate 60% vs 35%). E sono presenti in misura più o meno uguale agli uomini in quasi tutti i settori e livelli di qualificazione. Si può dire, con piacere, che le donne nel lavoro -almeno in questa città- sono dappertutto. O quasi dappertutto. Infatti le donne restano sottorappresentate nelle posizioni di vertice,

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LIBERARE L’AMBIZIONE AI RUOLI DECISIONALI Luisa Pogliana su ‘DIREZIONE DEL PERSONALE’ (settembre)

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L’accesso delle donne ai vertici aziendali tocca una posta importante: il ricambio delle élite, che tendono sempre a riprodursi uguali a se stesse. E questa è una élite maschile. Così la cultura aziendale, che lì si forma, continua a essere maschile. Con conseguenze pesanti nella vita delle donne. Ma c’è consapevolezza diffusa di questa sopraffazione e  la voglia di spazzarla via. Più donne consapevoli nei ruoli decisionali alti possono cambiare questa cultura. I tempi sono maturi per questo passo in alto. 

 

UN PASSO IN ALTO  Liberare la nostra ambizione ai ruoli decisionali

La legge che vincola i Consigli di Amministrazione a una presenza minima di donne al 30% ha raggiunto l’obiettivo. Un segnale di valore anche simbolico. Tuttavia, poco sembra cambiato nelle aziende. Per varie ragioni.
Innanzitutto non basta entrare nei Cda per prendere le decisioni che contano, nel consiglio ci sono diversi ruoli: il potere di indirizzo spetta all’amministratore delegato con alcuni top manager e azionisti principali. Le altre figure -sindaci e consiglieri nominati- hanno compiti più di controllo. E le donne si concentrano proprio lì (oltre i due terzi). D’altra parte, è anche un effetto della situazione a monte: se poche sono le donne che nelle aziende hanno il ruolo di amministratore delegato o top manager,

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PERCHE’ DOBBIAMO PUNTARE AI VERTICI. Un articolo di Luisa Pogliana, ‘L’IMPRESA’, luglio 2018

 

Le politiche aziendali si fanno nel top management, che resta sostanzialmente maschile. E’ più di una limitazione della nostra  libertà: in quei luoghi si forma la cultura aziendale, e se lì  ci sono solo uomini continua ad essere maschile, sminuendo il valore del lavoro delle donne con conseguenze pesanti a cui spesso non si pensa. Dobbiamo muoverci noi, per portare nei luoghi decisionali alti più donne, ma con un pensiero differente. Facciamo un passo in alto.

Qui potete leggere l’articolo in formato pdf.

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