UN PASSO IN ALTO. Un articolo di Luisa Pogliana sul sito della Libreria delle Donne

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23 maggio 2018
 Metterci in gioco per i ruoli decisionali, starci con i propri princìpi, non comporta solo fatica e rischi. C’è il piacere di muoversi con signoria negli spazi sempre preclusi. Il piacere può riconfigurare quello spazio. E il piacere è strettamente legato alla libertà. Lì possiamo incidere, inventare delle cose, scegliere come farle. Fidandoci di noi stesse e di altre con cui abbiamo costruito relazioni.

Un passo in alto.
Più ambizione per tutte. E insieme

di Luisa Pogliana

La legge che vincola i Consigli di amministrazione a una presenza minima di donne al 30% in pochi anni ha raggiunto l’obiettivo. Un segnale di valore anche simbolico. Tuttavia, poco sembra cambiato nelle aziende. Infatti non basta entrare nei Cda per prendere le decisioni che contano: il potere di indirizzo spetta all’amministratore delegato con alcuni top manager e azionisti principali. Le altre figure dei Cda – sindaci e consiglieri nominati – hanno compiti più di controllo. Le donne si concentrano proprio lì. Inoltre il Cda si occupa delle linee guida per la gestione aziendale. Ma cosa fare per attuarle si decide dentro l’azienda, nel top management.

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Un mostro vincibile. Da una cultura di potere a una cultura di governo.

Il potere cambia tutti. Ci ricordiamo di Spinrad che in pieno 1969 pubblica il libro Jack Barron Show, dove un ideologo del ’68 fondatore di un partito ribelle finisce per condurre un programma televisivo con milioni di spettatori. Da lì non esce più perché, dice, il potere è come avere la scimmia sulla spalla. Il potere come droga. Perché non dovrebbe corrompere anche le donne? Ci imbattiamo sempre in quel luogo comune per cui le donne che raggiungono il potere sono peggio degli uomini. Ma la ragione c’è: chi ha il potere procede per cooptazione e sceglie gli uguali a sé.  Così in azienda il meccanismo finora prevalente quando si apre per una donna l’accesso ai luoghi del potere sono quelle disposte ad assimilarsi che vengono selezionate.  Per questo molte manager, pur capaci e con idee innovative, tendono a tenersi fuori dai ruoli decisionali più alti, perché il potere è maschile, si manifesta spesso come dominio e controllo, arbitrio e autoreferenzialità, con logiche in cui le donne non si ritrovano. E’ un aut aut tra adattarsi o tenersi fuori, ma in ogni caso si tengono le idee diverse, innovative fuori da dove le politiche aziendali si fanno.

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Far emergere e ragionare sul vissuto diventa fondante di un pensiero politico. Cosa abbiamo raccolto dal convegno “Le donne il management la differenza”.

E’ stato un bell’incontro, non lo diciamo solo noi, convinte che sia stato un passo avanti importante. L’hanno detto molte che hanno partecipato. E’ stato un interessante scambio tra le manager che hanno raccontato la loro esperienza (“non primedonne, come talvolta capita a chi raggiunge posizioni importanti”) e le donne che le hanno ascoltate e poi fatto riflessioni insieme.

D’altra parte questo convegno è nato da un intenso lavoro che noi di Donnesenzaguscio abbiamo fatto in questi anni, sull’essere donna e manager, anche attraverso molti incontri con altre donne. Soprattutto da quando abbiamo deciso di affrontare un evidente paradosso che avevamo sotto gli occhi: molte manager -anche quando si apre una possibilità- tendono a tenersi fuori dai ruoli decisionali più alti. La ragione è chiara: sostanzialmente, perché in azienda il potere che agisce in quei luoghi è storicamente maschile, e si manifesta con logiche in cui le donne non si ritrovano. Ma noi abbiamo pensato che è necessario e possibile uscire da questo aut aut tra adattarsi a questa cultura dominante, o estraniarsi, ma lasciando così fuori le proprie idee dai luoghi dove le politiche aziendali si fanno. Con questo obiettivo abbiamo sviluppato un progetto,

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Valorizziamo le esperienze di donne che cambiano le visioni di management con effetti positivi. HAI UNA ESPERIENZA DA RACCONTARE?

Vediamo oggi nelle azienda che un punto di vista differente portato da molte donne manager si traduce in nuovi pensieri e nuove pratiche, con effetti positivi.  Eppure queste esperienze spesso non vengono valorizzate proprio perché non rispondono a modelli e teorie consolidate. Le donne stesse -per questa ragione- ne parlano poco: ai loro occhi sembrano cose ovvie e semplici. Su queste esperienze, invece, bisogna riflettere per portarne alla luce il valore.

Abbiamo cominciato a farlo con il libro Le donne il management la differenza, e molti incontri con altre donne. Ora stiamo lavorando ad un documento (un libro, forse) con l’obiettivo di mettere a fuoco e far conoscere gli orientamenti che stanno dentro queste politiche: visioni, criteri, princìpi che possono essere utilmente trasmessi. Pensare a partire da una pratica esperita serve a trasformare l’azione in conoscenza che può essere usata altrove.

Vorremmo arricchire questo lavoro con altre esperienze oltre a quelle conosciute fin qui.

Esperienze che possono riguardare ogni aspetto del management. Non solo quello su cui più facilmente vediamo operare le donne -le politiche con il personale- perché le donne manager si trovano spesso nella direzione del personale,

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