UN PASSO IN ALTO. Intervento di Luisa Pogliana all’incontro proposto da Marzia Gorini a Udine

Ci troviamo ancora una volta a parlare di ciò che ci ostacola l’accesso alle posizioni decisionali alte, dove si esercita il potere, perché anche su questa realtà le cose si stanno muovendo. Certo il potere è ancora largamente in mano agli uomini, che continuano a cooptare altri uomini. Ma si comincia a vederlo in modo diffuso come un fattore non solo ingiusto per le donne, ma anche negativo per le ricadute economiche e sociali. Tanto che su questo ci sono stati interventi istituzionali, come per esempio la nota legge sulle quote di donne nei CDA. Ma non possiamo aspettare che il cambiamento ci venga dall’alto o da altri soggetti. Niente cambia se non ci muoviamo noi. Anche quella legge non è nata solo dalle due parlamentari, ma dalla forte pressione delle donne per rimuovere questi sbarramenti. La proposta di questo incontro è dunque di spostare l’attenzione su di noi, su quella parte del problema che può stare nelle nostre mani.

Il rapporto con il potere è sempre stato problematico per le donne, perché in prevalenza viene esercitato come comando e controllo, con logiche in cui le donne non si ritrovano. Così tendono a tenersi lontane da questi luoghi anche quando ci sia qualche possibilità di entrarvi. 

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Responsabilità e fiducia. Un articolo di Luisa Pogliana (estratti dal libro “Esplorare i confini. Pratiche di donne che cambiano le aziende”, in uscita a settembre, Guerini)

Organizzazioni senza gerarchia, auto-organizzazione, co-opetizione, accountabilty. Sono le parole della moda attuale nelle discussioni aziendali. Ci sono sempre delle ondate che attraversano il pensiero di management nelle sue varie articolazioni. Ma, scontato l’effetto moda, quello che interessa è il perché di quell’onda, in quel momento.  Le parole-chiave sono sintomi: per esempio, dietro il solito inglese, accountability rimanda all’affidabilità, al coinvolgimento, al farsi carico. Tutte queste parole ci parlano, insomma, di responsabilità e di fiducia. Forse perché le aziende (alcune, almeno) si stanno rendendo conto che dove il controllo comprime, la fiducia libera. Che una responsabilizzazione diffusa porta a un salto di qualità nei risultati.

La rigidità e la ridondanza di strutture gerarchiche è oggi il punto debole nelle aziende: rallenta il processo decisionale e l’esecuzione, blocca in ruoli limitati le persone che così perdono la visione complessiva e la possibilità di esprimere le loro capacità. E ha un altro costo elevato: la concentrazione delle attività dirigenziali sul controllo (oltre che sulle loro carriere) invece che sullo sviluppo. Ma il controllo è sempre un’illusione di garanzia del funzionamento dell’organizzazione, della redditività del lavoro. In realtà un’azienda funziona meglio se tutti si assumono la responsabilità del loro lavoro.

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