LIBERARE L’AMBIZIONE AI RUOLI DECISIONALI Luisa Pogliana su ‘DIREZIONE DEL PERSONALE’ (settembre)

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L’accesso delle donne ai vertici aziendali tocca una posta importante: il ricambio delle élite, che tendono sempre a riprodursi uguali a se stesse. E questa è una élite maschile. Così la cultura aziendale, che lì si forma, continua a essere maschile. Con conseguenze pesanti nella vita delle donne. Ma c’è consapevolezza diffusa di questa sopraffazione e  la voglia di spazzarla via. Più donne consapevoli nei ruoli decisionali alti possono cambiare questa cultura. I tempi sono maturi per questo passo in alto. 

 

UN PASSO IN ALTO  Liberare la nostra ambizione ai ruoli decisionali

La legge che vincola i Consigli di Amministrazione a una presenza minima di donne al 30% ha raggiunto l’obiettivo. Un segnale di valore anche simbolico. Tuttavia, poco sembra cambiato nelle aziende. Per varie ragioni.
Innanzitutto non basta entrare nei Cda per prendere le decisioni che contano, nel consiglio ci sono diversi ruoli: il potere di indirizzo spetta all’amministratore delegato con alcuni top manager e azionisti principali. Le altre figure -sindaci e consiglieri nominati- hanno compiti più di controllo. E le donne si concentrano proprio lì (oltre i due terzi). D’altra parte, è anche un effetto della situazione a monte: se poche sono le donne che nelle aziende hanno il ruolo di amministratore delegato o top manager,

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UN PASSO IN ALTO. Intervento di Luisa Pogliana all’incontro proposto da Marzia Gorini a Udine

Ci troviamo ancora una volta a parlare di ciò che ci ostacola l’accesso alle posizioni decisionali alte, dove si esercita il potere, perché anche su questa realtà le cose si stanno muovendo. Certo il potere è ancora largamente in mano agli uomini, che continuano a cooptare altri uomini. Ma si comincia a vederlo in modo diffuso come un fattore non solo ingiusto per le donne, ma anche negativo per le ricadute economiche e sociali. Tanto che su questo ci sono stati interventi istituzionali, come per esempio la nota legge sulle quote di donne nei CDA. Ma non possiamo aspettare che il cambiamento ci venga dall’alto o da altri soggetti. Niente cambia se non ci muoviamo noi. Anche quella legge non è nata solo dalle due parlamentari, ma dalla forte pressione delle donne per rimuovere questi sbarramenti. La proposta di questo incontro è dunque di spostare l’attenzione su di noi, su quella parte del problema che può stare nelle nostre mani.

Il rapporto con il potere è sempre stato problematico per le donne, perché in prevalenza viene esercitato come comando e controllo, con logiche in cui le donne non si ritrovano. Così tendono a tenersi lontane da questi luoghi anche quando ci sia qualche possibilità di entrarvi. 

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