Lavorare con le persone, non per mezzo delle persone. Su L&M articolo di Luisa Pogliana

Persone, persone al centro, centralità delle persone in azienda: parole che ricorrono troppo spesso nelle dichiarazioni d’intenti aziendali. Irritanti per la vuota retorica, sintomo della mancanza di azioni conseguenti alle parole. In molte esperienze di donne manager, questa attenzione è invece una costante, un modo di lavorare. Diversamente da come si è sempre fatto, lavorano con le persone, non per mezzo delle persone. Questo comportamento è tanto evidente che a volte viene usato per dare letture limitanti dell’apporto delle donne nel management. Che viene ricondotto alle supposte attitudini femminili trasferendo in azienda quanto avviene nell’ambito famigliare. Queste donne hanno invece uno sguardo ampio, capace di abbracciare in un unico coerente approccio tutti gli aspetti che un manager o una manager deve prendere in considerazione. L’azienda è complessa e le donne vedono l’insieme perché guardano tutte le componenti. Gestiscono i progetti su vari piani e li vedono in un unicum. Non separano il lavoro dal resto della vita. Non dividono l’azienda tra soggetti che contano e soggetti che contano poco. Superano i comportamenti abituali standardizzati che male si adattano a gestire la complessità. Molte delle loro politiche escono per questo dalle concezioni gerarchiche fondate sul controllo, e puntano invece alla responsabilità di chi lavora,

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Ragionare sul vissuto fonda un pensiero politico. Un articolo di Luisa Pogliana per L&M

Il management che vediamo in azione ogni giorno ripete troppo spesso la stessa storia. Manca un nuovo agire perché manca un nuovo pensiero. Ma un contributo diverso viene oggi dalle donne. E’ il risultato di uno scarto che molte manager hanno fatto rispetto alla questione, spesso problematica, del rapporto con il potere in azienda. Hanno superato le resistenze ad assumere i ruoli decisionali più alti, resistenze dovute alla la cultura -storicamente maschile- che domina nei luoghi ‘di potere’. E che si manifesta con logiche in cui le donne non si ritrovano. Abbiamo così visto che molte donne manager, entrate in questi luoghi -luoghi di uomini- hanno mantenuto vivo il loro stupore dinnanzi a ciò che appare insensato, e anziché adeguarsi alle pretese regole del modello manageriale dominante, hanno portato una loro visione, un punto di vista di donne. Da qui emergono nuovi pensieri e nuove pratiche nel management. Ma è difficile renderle visibili: non se ne parla, non si conoscono.

Le donne per prime non ne parlano, sostanzialmente perché non ne vedono il valore. Sembra un paradosso, ma succede spesso. Nello specifico del ruolo manageriale, una ragione sta soprattutto nel fatto che le donne si muovono con dei progetti in testa,

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28 novembre, Milano. Convegno di Donnesenzaguscio LE DONNE IL MANAGEMENT LA DIFFERENZA. UN ALTRO MODO DI GOVERNARE LE AZIENDE E’ POSSIBILE

lunedì

23

ottobre

alle ore:

 

LE DONNE IL MANAGEMENT LA DIFFERENZA. 

UN ALTRO MODO DI GOVERNARE LE AZIENDE È POSSIBILE 

Un convegno proposto da Donnesenzaguscio 

con il patrocinio del comune di Milano, Assessorato alle Politiche del Lavoro

e di AIDP – Associazione Italiana  per la Direzione del Personale

Milano, Società Umanitaria, ingresso via San Barnaba 48, Sala Cinema

 28 novembre 16.00-20  (puntuali)

L’azienda può essere intesa come l’insieme di tutti i soggetti che la costituiscono. L’azienda funziona bene, con benefici per tutti, se chi la guida trova un’area di ragionevole convergenza tra i diversi interessi in gioco. Abbiamo dato un nome a questo modo di dirigere un’azienda, fuori dalle logiche di potere, orientato al bene comune: ‘governo’. E’ una visione che viene più dalle donne che dagli uomini, ma che riguarda tutto il management.   Molte manager, nei luoghi decisionali o in altri ruoli, e donne imprenditrici, mettono in atto nuovi modi di lavorare, fuori dagli schemi già definiti e fondati storicamente su concezioni maschili.

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Tenere vive la dignità e la speranza: uscire da una crisi con una visione diversa. Rossella Bifero e la vicenda di Firema.

Ecco una storia straordinaria. Nei risultati e nei modi per ottenerli. Rossella Bifero non parla mai, nel raccontare questa vicenda, di sé, del suo essere donna. Ma è questo che si può leggere tra le righe: i criteri, i modi, la visione.  Troviamo molta lontananza dai comportamenti che conosciamo in tanti manager: soluzioni decisioniste, autoritarie, semplificatorie senza ricerca di alternative, distruttive di valore, delle persone, delle prospettive future. E troviamo molto della visione che conosciamo in tante donne manager.  Visione che parte dall’intendere l’azienda come come costruzione comune di tutte le parti in causa. E il ruolo manageriale non come esercizio di potere ma come governo dell’azienda, orientato alla responsabilità, al tener conto di tutti i portatori di interesse, operando le necessarie mediazioni.   Così il ruolo di Rossella Bifero nella Direzione del Personale è stato “di motivatore e collante tra l’obiettivo e le persone; ma anche di controparte rispetto alle difficoltà causate ai singoli dalla crisi e punto d’ingresso di tutti i disagi che il personale viveva”.  Troviamo in questo agire soprattutto la considerazione delle persone come soggetti. Da rispettare, da valorizzare nelle loro capacità di crescere in competenza e responsabilità. Ecco: l’azione di questa manager fa leva soprattutto sulla responsabilità diffusa.

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