Il senso politico di ‘Le donne il management la differenza’. Un intervento di Lia Cigarini

Il libro ‘Le donne il management la differenza’  è stato discusso in un incontro alla Libreria delle Donne di Milano. L’incontro è stato voluto in particolare da Lia Cigarini, che ne ha spiegato le ragioni. Riportiamo qui alcuni punti del suo intervento (per noi un contributo importante, del quale le siamo grate).

Io ho, come è noto, un grande interesse per il racconto delle esperienze. In questo momento il racconto dell’esperienza lavorativa di donne e uomini. Tutti i testi del gruppo lavoro della Libreria delle donne, infatti, sono stati scritti dopo aver ascoltato e discusso con tante donne che lavorano, che qui in Libreria hanno raccontato del lavoro che fanno e della loro riflessione su di esso, e nel caso del “Doppio sì” anche di che cosa capita quando si fanno figli.  I due libri di Luisa Pogliana “Donne senza guscio” e “Le donne il management la differenza” hanno la stessa impostazione e lo stesso iter: ascolto narrazione e scrittura.  La scrittura è fondamentale perché senza scrittura i cambiamenti nel governo delle aziende non esisterebbero, perché, al di fuori dell’azienda non si saprebbe alcunché pur essendo delle importanti benché piccole rivoluzioni.

Io considero questo allenamento nel microscopico delle relazioni, in questo caso aziendali, come essenziale per un allargamento della presa di coscienza ma anche perché scegliere e decidere tenendo conto della situazione delle altre/i, è un sistema lento ma più vero. Più incisivo nel modificare l’organizzazione del lavoro di quanto non sia l’antico e collaudato sistema sindacal politico, vale a dire: rivendicazione protesta manifestazione accordo (o legge).

A me interessano molto i cambiamenti che alcune manager stanno facendo e della ricerca che fanno, in gruppo, di una misura femminile dell’esserci nell’azienda. Perchè penso che le donne sempre di più vogliono esserci e contare nel mondo anche nei luoghi dove si decide. Questo è un fatto che dobbiamo registrare. Fatto che in Italia ha avuto negli ultimissimi anni una grande accelerazione. Per evitare un’inclusione pura e semplice -nel modo già dato di lavorare e decidere maschile- è, secondo me, necessario conoscere e appoggiare i cambiamenti descritti nel libro.  Le donne di Donnesenzaguscio vogliono evitare questa inclusione, e dare un segno e un senso al loro esserci come donne nelle organizzazioni). Dove le relazioni sono strumentali, loro cercano di dare valore alla realzione in sé, alle relazioni con donne e uomini in azienda. In sostanza nel libro appare evidente la critica alle regole degli uomini nel condurre le aziende attraverso relazioni puramente strumentali e competitive, l’attenzione invece delle donne alle persone che lavorano nell’azienda, alla loro soggettività.

In particolare Luisa Pogliana fa un lavoro sulla lingua. Faccio un esempio: la parola potere viene analizzata per farne vedere i vari significati: posso, sono in grado, essere nella condizione di fare qualcosa, avere il potere.  Questo per chiarire che le donne (alcune) tendono ad assumere i primi due significati.

Poi, la convinzione che sono le persone che fanno l’azienda e, per concludere sul punto, mi sembra che si dica: il tuo essere è di per sè altro, un altro modo di governare l’azienda.

So che c’è una stucchevole obiezione: le donne sono oblative materne, vogliono curare l’azienda, questo è conseguenza del loro ruolo storico, il confinamento nella cura e nel privato. In conclusione si farebbero sfruttare di più. Dovrebbero invece inibirsi ogni fare relazionale in sè per assomigliare sempre più al fare strumentale degli uomini. E’ indubbio che ci sono moltissime cose che le donne fanno senza farsi pagare, ma l’alternativa, cioè di farsi pagare tutto anche, esempio estremo, la gravidanza, la cura, le relazioni non pare accettabile dalle donne.

Lavorare meglio è sempre un guadagno, per sé e per l’umanizzazione del lavoro. Lavorare meglio senza distruggersi a vicenda nelle aziende può essere un guadagno anche se non monetizzato di civiltà.

Lia Cigarini

 

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