Pioniere dell’organizzazione. Un management che nasce dall’esperienza. Luisa Pogliana su ‘Sviluppo&Organizzazione’

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Una continuità corre dalle studiose di organizzazione di metà 800 fino alle manager di oggi. Beatrice Webb, co-fondatrice della London School of Economics, introdusse il concetto di Industrial Democracy. Mary Parker Follett, “a management prophet”, scrisse dei pessimi effetti sul business del potere come “power over”. Joan Woodward smentì un modello organizzativo senza verifiche di realtà, ma funzionale a un management autocratico. Donne manager di oggi rifiutano il potere come esercizio di comando e controllo che blocca potenzialità e innovazione. Tutte hanno cambiato le concezioni organizzative, manageriali, del potere. Perché le donne? Pensiamo alla loro comune esperienza di vita in una società patriarcale, nella sopraffazione di un potere che non consente la loro libertà, impedisce l’espressione di capacità, azioni, pensiero che arricchirebbero persone, aziende e società.

Qui trovate l’articolo in pdf  Le pioniere del management

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Annamaria Rigoni: Mary Parker Follett, Joan Woodward e il libro ‘Esplorare i confini’ di Luisa Pogliana

In questo momento così complesso, caratterizzato dalla globalizzazione, dall’incontro/scontro con storie e culture differenti e da una sorta di “onnipotenza” tecnologica che ci inquieta, si sente sempre più la necessità di nuovi pensieri e pratiche che ci aiutino a distinguere ciò che è vero da ciò che è “fake” e che ci mostrino nuovi orizzonti, più generativi. Ma dove trovare delle indicazioni che ci aiutino a vedere le nuove vie da intraprendere? Luisa Pogliana nel libro “Esplorare i confini – Storie di donne di donne che cambiano le aziende” ci dà alcuni suggerimenti.
Le donne, dice lei, si muovono in modo diverso, sanno “misurarsi con i vincoli senza perdere il proprio orientamento, trovare un equilibrio tra libertà e necessità”, maturano “le decisioni tarandosi sulla situazione che hanno davanti, su quello che a loro sembra giusto e possibile anche se non sostenuto dalle consuetudini. Avviano un processo e lo sviluppano misurandosi via via con la realtà. Non è una riduttiva questione di pragmatismo, è un modo di pensare libero da pregiudizi attento alla specificità, alle circostanze, al contesto umano e affettivo”.
E’ un modo di fare che fa parte dell’esperienza di molte donne, e che è ora importante portare alla luce,

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Le pratiche che rifondano le teorie . Joan Woodward cinquant’anni dopo: una maestra e le autodidatte

di Luisa Pogliana 

Il lavoro e il management sono un campo dove finora c’è stata (quasi) solo una cultura ‘maschile’. Così spesso i manager finiscono per vedere sempre le stesse cose, con lo stesso punto di osservazione. Molte donne, invece, stanno portando visioni e pratiche lontane dai modelli e dai principi usuali del management quando questi si mostrano inefficaci insufficienti, controproducenti. Certo, non solo le donne e non tutte le donne hanno un atteggiamento così. Vediamo tuttavia che questo cambiamento viene oggi più da donne che da uomini, e ragioni ce ne sono. Essere donne nel management, tra vari problemi, ci dà infatti un vantaggio: siamo differenti. Partiamo da un altro punto di vista, un punto di vista di donne. Che non sta nei limiti delle questioni ‘di genere’, di ‘diversity’, ma investe la concezione dell’azienda e il modo di governarla, investe tutto il management. Le donne arrivano nel management con la testa più sgombra, meno condizionate a comportarsi secondo i modi del potere, dal quale sono state tenute fuori per secoli. Meno formate da una cultura manageriale che si trasmette con modelli consolidati e dati per unici, perché anche dai ruoli decisionali sono state tenute fuori.

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