Chi siamo

Donnesenzaguscio nasce come luogo di incontro tra donne che condividono la realtà di essere donna e manager. E l’interesse a ragionare su come è possibile ricoprire ruoli decisionali senza adattarsi ai modelli dati, ma portando lì il nostro punto di vista di donne. Vogliamo valorizzare e far circolare pensieri e pratiche innovativi che vengono dalle donne nel management. Per allargare gli orizzonti manageriali con beneficio per le aziende e per chi vi lavora. Qui il nostro punto di vista

Eventi

Luisa Pogliana di donnesenzaguscio, Michela Spera dirigente FIOM, Giordana Masotto della Libreria delle Donne: cosa ci fanno insieme nell’assemblea delle metalmeccaniche?

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Cosa ci fanno insieme Luisa Pogliana manager di donnesenzaguscio, Michela Spera sindacalista dirigente FIOM, Giordana Masotto femminista della Libreria delle Donne? Al congresso nazionale FIOM Michela e la segretaria nazionale Francesca Re David ci hanno invitate all’assemblea delle metalmeccaniche. Convinte che come donne con una diversa visione del mondo del lavoro, abbiamo obiettivi comuni su cui mettere in campo più forza. L’azienda è costruzione comune, il lavoro è bene comune. Assemblea piena di forza e passione e pochi pregiudizi. Anche questo è un passo in alto.

“Guardare al futuro come solo le donne sanno fare” ha detto Francesca Re David nel suo intervento di apertura del Congresso.

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Congresso FIOM: Luisa Pogliana invitata all’assemblea delle metalmeccaniche

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giovedì

13

dicembre

alle ore:

18

 

Riccione


Riccione, 13 dicembre Ore 18.00   

 «Il Lavoro ha: parlano le metalmeccaniche».
Partecipano: Giordana Masotto (cofondatrice della Libreria delle donne di Milano), Luisa Pogliana (Donne senza guscio), Lola Santos Fernàndez (docente dipartimento di Scienze politiche, Università di Siena), Lella Palladino (presidentessa D.i.Re, rete dei centri antiviolenza), Antonella Veltri (vice presidentessa D.i.Re), un’attivista di «Non una di meno»

Fino a qualche settimana fa non mi sarei nemmeno vagamente immaginata di ricevere questo invito. Che per me contiene l’idea di una possibile relazione tra donne manager e sindacaliste a partire da un fondamentale punto di incontro: l’interesse per le persone che lavorano e per i destini delle azienda. Che non sono separabili. Un’azienda funziona bene se tutti lavorano bene e vivono bene.

Abbiamo anche in comune la necessità di cambiare la cultura maschile delle nostre rispettive organizzazioni. Perché, come dappertutto, i ruoli decisionali sono territorio degli uomini, dunque lì si forma e agisce una cultura che penalizza le donne, limita la nostra libertà e frena il cambiamento oggi indispensabile. Ma i tempi sono maturi per portare il nostro differente punto di vista -sul lavoro,

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Il lavoro ha bisogno di femminismo. Discussione alla Libreria delle Donne di Milano. Con un intervento di Luisa Pogliana

domenica

07

ottobre

alle ore:

10-13.30

 

Libreria delle Donne, via Pietro Calvi 29, Milano

Essere invitata a parlare di questo tema in quest’ambito, mi sembra un bel riconoscimento delle politiche di molte manager che cambiano le aziende. Un incontro tra donne di mondi diversi. Parlerò delle ragioni della nostra ambizione a prendere il governo delle aziende, per farlo a modo nostro.  Luisa Pogliana

Invito alla redazione allargata di ‘via Dogana 3’

Il lavoro ha bisogno di femminismo

«Oggi molestie ed espliciti ricatti sessuali nel lavoro hanno lo scopo di frenare le ambizioni e la libertà delle donne. …anche chi non ne ha esperienza diretta, intuisce e sperimenta che sono solo la punta di un iceberg di sopraffazione sottile e pervasiva che continua a inquinare lavoro e istituzioni. …La novità è che quei segnali cominciano a essere percepiti come un sistema ed è questo sistema che sta diventando inaccettabile agli occhi di tante.»

Ambizione, libertà, MeToo, misoginia, potere: sono alcune delle parole chiave di uno scenario in mutamento che ci sollecita a osare. A fare un passo oltre, forti di quanto già detto in Immagina che il lavoro. In quali direzioni?    Avvierà la discussione Giordana Masotto a partire dal suo articolo Il lavoro ha bisogno di femminismo pubblicato nel nuovo Sottosopra-settembre 2018,

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Contributi

Un passo in alto: politiche di donne top manager per portare più donne in ruoli decisionali. Un piano di Marilena Ferri in Autogrill

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Le donne entrate nel top management possono incidere sul lavoro anche delle altre donne. Le donne con ruolo di AD sono il 50% più propense degli uomini ad avere donne come responsabili della finanza -CFO, territorio fortemente maschile- o responsabili di business unit (ricerca Credit Suisse ,Gender 3000). Ma c’è di più: donne in posizioni di vertice attuano progetti per portare altre donne a ruoli di responsabilità. Ecco una eccellente esperienza di Marilena Ferri, HR & Organization di Autogrill (internazionale).

“La nostra azienda -come altre- ha una manodopera a maggioranza femminile, ma salendo di livello le donne si riducono a poche. Analizzando le promozioni, abbiamo visto che si inverte la proporzione di uomini e donne passando dal livello impiegatizio al livello quadro, e ancora di più al momento del passaggio alla dirigenza. E già nelle preselezione di chi candidare alla dirigenza, le donne vengono scelte quando già hanno fatto esperienze positive, mentre gli uomini in base alle potenzialità. Per cui molte arrivano sì ai ruoli dirigenziali, ma più tardi. Vengono tenute ferme per un po’, mentre gli uomini crescono, anche in retribuzione. In Italia, per valutare le candidature alla dirigenza -e per livelli assimilabili di middle management per i paesi esteri dove la dirigenza non esiste –

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UN PASSO IN ALTO PER TUTTE LE DONNE. Articolo di Luisa Pogliana su ‘Persone&Conoscenze’

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Perché le donne italiane sono le più istruite e qualificate del mondo ma sono solo il 12% dei top manager? (Istat 2018)   E’ la distruttiva insensatezza dell’élite maschile: meglio tarpare il potenziale sviluppo dell’azienda piuttosto che mettere una donna a governarla. Non è un problema di donne manager che vogliono fare carriera. Riguarda tutte le donne, ostacolate in ogni passaggio a livelli più qualificati: anche questa è una violenza economica. E riguarda le aziende che perdono grandi capacità. Dobbiamo cambiare questa cultura misogina, portando più donne -con una testa di donne- nei luoghi dove questa si riproduce. Cominciamo da noi, prendiamo consapevolezza delle resistenze anche dentro di noi, per fare questo passo in alto.

 

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Insieme, ognuna nel suo ruolo, più forza su obiettivi che condividiamo. Intervento di Luisa Pogliana all’assemblea delle metalmeccaniche FIOM

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Sono stata per la maggior parte della mia vita lavorativa manager in una grande azienda, so cos’è la realtà di fare questo lavoro e essere donna, cioè stare in un ambito dove l’unico modello accettato è quello maschile. Partendo da come io vivevo questa situazione, ho cercato altre manager consapevoli della propria differenza che mettono in atto un altro modo di governare le aziende, e ho incontrato molte donne coraggiose e di grande valore. Che via via diventavano sempre di più.  Con alcune ho fatto un’associazione proprio per trasmettere e valorizzare le loro esperienze e il loro pensiero, perché se queste cose non le diciamo, non ne mostriamo il valore pratico e teorico, è come se non esistessero: vengono banalizzate o ignorate, per non dovere tenere conto di orientamenti diversi che portano risultati migliori. E infatti questa realtà comincia ad avere un impatto politico.

Molte manager sono arrivate a ricoprire ruoli decisionali in azienda senza però adeguarsi alla cultura, alle regole che lì dominano, ma portando il loro punto di vista di donne. il punto di partenza è un’altra concezione del potere, che in azienda si esprime in prevalenza come dominio, comando, controllo. Per noi è invece la possibilità di governare le aziende secondo i nostri princìpi,

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LA PARTE CHE STA NELLE NOSTRE MANI. Qualche dato insolito e incoraggiante. Un contributo di Luisa Pogliana su L’Impresa

L’accesso delle donne ai vertici delle aziende tocca il ricambio delle élite, che si riproducono uguali a se stesse. Se lì prevalgono gli uomini, le donne sono tenute fuori, e la cultura aziendale resta maschile, penalizzante per le donne. Non possiamo dunque aspettarci un cambiamento se non ci muoviamo noi: guardiamo a quella parte del problema che sta nelle nostre mani, per fare un passo in alto. I dati sull’occupazione femminile a Milano permettono  riflessioni incoraggianti.

MILANO, UN ESEMPIO STRAORDINARIO

Nel 2016 per la prima volta l’Istat ha fornito una rilevazione sulla forza lavoro nelle grandi città italiane1, da cui emerge la straordinaria situazione di Milano. L’occupazione femminile è altissima (70%) superando per quantità e qualità dei posti occupati le altre grandi capitali europee. La metà delle persone che lavorano sono donne, molto più istruite degli uomini (laureate 60% vs 35%). E sono presenti in misura più o meno uguale agli uomini in quasi tutti i settori e livelli di qualificazione. Si può dire, con piacere, che le donne nel lavoro -almeno in questa città- sono dappertutto. O quasi dappertutto. Infatti le donne restano sottorappresentate nelle posizioni di vertice,

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