Raccontare la trasformazione si può. Luciana Tavernini su Leggendaria n° 121 parla del libro ‘Esplorare i confini’. Un estratto dal suo articolo

.Il testo di Luisa Pogliana, suddiviso in brevi capitoli e paragrafi, intervallati dal racconto puntuale di situazioni precise, mette in discussione il modo di concepire il management volto alla ricerca di risultati a breve termine da portare agli azionisti dell’azienda, imponendo le scelte attraverso una gerarchia rigida e ruoli predefiniti e controllandone l’esecuzione. Promotrice dell’associazione donnesenzaguscio, l’autrice, discutendo con le altre dell’associazione, con GiordanaMasotto e Lia Cigarini, e coinvolgendo diverse manager, ha mostrato come alla base di soluzioni innovative vi sia una diversa concezione non solo del modo di dirigere un’azienda ma dell’azienda stessa. Le manager di cui vengono presentate parecchie esperienze, scelte di volta in volta come esempio di attuazione di un criterio, di un orientamento, invece di imporre modelli, programmi e procedure, cioè norme e procedure stabilite prima, propongono metodi, progetti, processi cioè un cammino per tendere a una meta, andando avanti. Esse gestiscono il presente, progettano nella realtà creando situazioni di responsabilità diffusa, non temendo di svalorizzarsi perché «la responsabilità, come la conoscenza o un sentimento, è qualcosa a cui non si rinuncia nel momento in cui si condivide». Si tratta di imparare a scoprire e coltivare le potenzialità di chi si dirige, creando però sistemi premianti sia con una retribuzione materiale che immateriale.  Le donne, soggetti complessi che nel lavoro portano tutta la complessità della vita, creano modalità di riconsiderare il tempo – sia, ad esempio, con il part time sia con il lavoro agile – ma fanno in modo che queste modalità non portino alla maggiore precarizzazione e a una perdita di professionalità. Non solo: la maternità ma anche la paternità, delle dirigenti e delle/dei dipendenti diventano stimolo per soluzioni che portano innovazioni e profitto alle aziende, invece di essere trattate come inciampi. Tante le pratiche proposte non usando il linguaggio specialistico, anche se l’autrice lo conosce bene e lo cita quando vuol farci cogliere meglio la diversità dell’approccio proposto anche nel caso di quei termini come accountability o smart-working che sembrano avvicinarsi. …Viene usata consapevolmente la lingua materna al posto dei linguaggi tecnici del campo lavorativo su cui riflettono. Vi è una capacità tutta politica di vedere criteri e orientamenti che guidano i cambiamenti prodotti da alcune donne senza ridurli a racconti estemporanei di buone soluzioni valide per quelle situazioni specifiche e senza pretendere che diventino ricette. Si tratta di una capacità che matura nella relazione di attenzione e dialogo con almeno un’altra, per condividere innanzi tutto con lei il sapere che l’esperienza raccontata genera e poi con il mondo attraverso l’impegno della scrittura.

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