Salvare le aziende in condizioni estreme. Un articolo di Luisa Pogliana sul sito della Libreria delle Donne

Nella mia esperienza di lavoro sui mercati internazionali ho potuto vedere, in alcune situazioni di crisi gravissime, come il management ha salvato le aziende cambiando le strutture e le modalità abituali del modo di dirigerle. In contesti e culture diverse, ho visto in modo ricorrente fare scelte con criteri che qui da noi troviamo soprattutto nelle pratiche di donne manager.1

Si è vista tanto più la loro efficacia proprio perché attuate in situazioni estreme di mercato, di vita personale e sociale, di tutto il paese. Penso ad aziende nella Grecia nel pieno della crisi, nella Slovenia con il tracollo seguito all’autonomia, nell’Ucraina e nella Russia in stato di guerra, di sanzioni, di ritorsioni. 2 Osservandole nell’insieme si possono cogliere vari elementi che hanno portato al buon risultato.

L’innovazione è stata la strada inevitabile e urgente. Si è reagito subito, con progetti su tutti gli aspetti dell’azienda. Migliorare i prodotti e crearne di nuovi rispondenti alla nuova situazione. Cercare redditività in altri modi diversi dal business model abituale. Ridurre i costi di produzione ridefinendo i processi e l’organizzazione. Eliminare inutili spese di status (uffici prestigiosi, arredi, auto…). Soprattutto, la chiave è stata cambiare il modo di lavorare.

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Un articolo di Luisa Pogliana per Persone&Conoscenze: il nuovo progetto di donnesenzaguscio

Nel giro di pochi anni aziende e lavoro sono drasticamente cambiati con il cambiamento del mondo. Niente è più come era. E non si può più parlare di management come prima. Eppure restano punti di conservazione pervicaci. Per esempio, si continua a discutere se e come le donne –con la loro ‘diversità’- arricchiscono il management, per cui è bene averle anche nei luoghi decisionali. C’è un mondo maschile che ancora aspetta la prova del nostro valore, misurandolo con i suoi criteri di giudizio e rispetto alle aziende così come sono, come gli uomini e certe concezioni economiche le hanno costruite. Ma per noi non c’è niente da aspettare e niente da dimostrare. Non ci misuriamo su quelle metriche, comunque variabili e arbitrarie. Non ci interessa fare questioni di maschile-femminile, ma mostrare lo scostamento tra un certo tipo di atteggiamenti non costruttivi e un altro tipo di atteggiamenti, socialmente e aziendalmente più costruttivi.

Molte donne, infatti, stanno portando visioni e pratiche lontane dai modelli e dai principi usuali del management, quando questi si mostrano inefficaci, insufficienti, controproducenti.
Sappiamo che non solo le donne e non tutte le donne hanno un atteggiamento così. Vediamo tuttavia che oggi questo cambiamento viene più da donne che da uomini,

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Le pratiche che rifondano le teorie . Joan Woodward cinquant’anni dopo: una maestra e le autodidatte

di Luisa Pogliana 

Il lavoro e il management sono un campo dove finora c’è stata (quasi) solo una cultura ‘maschile’. Così spesso i manager finiscono per vedere sempre le stesse cose, con lo stesso punto di osservazione. Molte donne, invece, stanno portando visioni e pratiche lontane dai modelli e dai principi usuali del management quando questi si mostrano inefficaci insufficienti, controproducenti. Certo, non solo le donne e non tutte le donne hanno un atteggiamento così. Vediamo tuttavia che questo cambiamento viene oggi più da donne che da uomini, e ragioni ce ne sono. Essere donne nel management, tra vari problemi, ci dà infatti un vantaggio: siamo differenti. Partiamo da un altro punto di vista, un punto di vista di donne. Che non sta nei limiti delle questioni ‘di genere’, di ‘diversity’, ma investe la concezione dell’azienda e il modo di governarla, investe tutto il management. Le donne arrivano nel management con la testa più sgombra, meno condizionate a comportarsi secondo i modi del potere, dal quale sono state tenute fuori per secoli. Meno formate da una cultura manageriale che si trasmette con modelli consolidati e dati per unici, perché anche dai ruoli decisionali sono state tenute fuori.

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Pratiche che cambiano le teorie. Un articolo per Psicologia e Lavoro di Luisa Pogliana

Nel giro di pochi anni aziende e lavoro sono drasticamente cambiati con il cambiamento del mondo. Niente è più come era. E non si può più parlare di management come prima. Eppure restano punti di conservazione pervicaci. Per esempio, si continua a discutere se e come le donne –con la loro ‘diversità’- arricchiscono il management, per cui è bene averle anche nei luoghi decisionali. C’è un mondo maschile che ancora aspetta la prova del nostro valore, misurandolo con i suoi criteri di giudizio e rispetto alle aziende così come sono, come gli uomini e certe concezioni economiche le hanno costruite.

Ma per noi non c’è niente da aspettare e niente da dimostrare. Non ci misuriamo su quelle metriche, comunque variabili e arbitrarie. Non ci interessa fare questioni di maschile-femminile, ma mostrare lo scostamento tra un certo tipo di atteggiamenti non costruttivi e un altro tipo di atteggiamenti, socialmente e aziendalmente più costruttivi.

Molte donne, infatti, stanno portando visioni e pratiche lontane dai modelli e dai principi usuali del management, quando questi si mostrano inefficaci, insufficienti, controproducenti.
Sappiamo che non solo le donne e non tutte le donne hanno un atteggiamento così. Vediamo tuttavia che oggi questo cambiamento viene più da donne che da uomini,

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Un mostro vincibile. Da una cultura di potere a una cultura di governo.

Il potere cambia tutti. Ci ricordiamo di Spinrad che in pieno 1969 pubblica il libro Jack Barron Show, dove un ideologo del ’68 fondatore di un partito ribelle finisce per condurre un programma televisivo con milioni di spettatori. Da lì non esce più perché, dice, il potere è come avere la scimmia sulla spalla. Il potere come droga. Perché non dovrebbe corrompere anche le donne? Ci imbattiamo sempre in quel luogo comune per cui le donne che raggiungono il potere sono peggio degli uomini. Ma la ragione c’è: chi ha il potere procede per cooptazione e sceglie gli uguali a sé.  Così in azienda il meccanismo finora prevalente quando si apre per una donna l’accesso ai luoghi del potere sono quelle disposte ad assimilarsi che vengono selezionate.  Per questo molte manager, pur capaci e con idee innovative, tendono a tenersi fuori dai ruoli decisionali più alti, perché il potere è maschile, si manifesta spesso come dominio e controllo, arbitrio e autoreferenzialità, con logiche in cui le donne non si ritrovano. E’ un aut aut tra adattarsi o tenersi fuori, ma in ogni caso si tengono le idee diverse, innovative fuori da dove le politiche aziendali si fanno.

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Le donne cambiano il potere o il potere cambia le donne? Luisa Pogliana l’8 aprile 2015 a Torino alla Tavola rotonda in occasione dello spettacolo teatrale ‘Divagazioni sul potere’

mercoledì

08

aprile

alle ore:

15:30

 

Circolo dei lettori - via Bogno, 9 - Torino

‘Le donne cambiano il potere o il potere cambia le donne?’ Luisa Pogliana per Donnesenzaguscio partecipa a un incontro con altre donne che hanno ispirato con i loro scritti lo spettacolo teatrale “Divagazioni sul potere”, del gruppo teatrale “Non mi arrendo, non mi arrendo”
Qui sotto l’invito alla tavola rotonda e allo spettacolo
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Incontro di Women@work Biella con Luisa Pogliana sul libro Le donne il management la differenza

martedì

25

giugno

alle ore:

 

Nuovi orientamenti di management vengono dalle donne.
Women@Work di Biella invita ad un Aperitivo Formativo per discutere con Luisa Pogliana i temi del libro ‘Le donne il management la differenza’

Giovedì 22 gennaio, ore 18.30, Sala Convegni Fondazione CRB,

Via Gramsci 15, Biella

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Leadership adattativa: Salvare le aziende in situazioni estreme.

Lavorare sui mercati internazionali permette di vedere il management agire con concezioni diverse da quelle a cui siamo abituati. In condizioni ‘normali’ e soprattutto in alcune situazioni estreme, come il crollo economico o la guerra. Su questi paesi lavoro come consulente per case editrici di periodici. Ovvero prodotti non indispensabili, che facilmente diventano superflui o non interessanti quando le condizioni di vita impongono altre priorità. Un business molto esposto.  Eppure ho avuto occasione di vedere recentemente alcune aziende salvate dal management in situazioni del paese gravissime: in Grecia, nel momento peggiore della crisi economica, in Slovenia dopo l’autonomia (borsa crollata del 70%, banche pubbliche fallite, investitori stranieri in fuga…), e nell’Ucraina di oggi, in stato di guerra.  Come hanno reagito le aziende a cui mi riferisco? Non potendo dare informazioni dettagliate sulle politiche adottate, prendo gli orientamenti essenziali.

L’innovazione è stata la strada inevitabile e urgente. Si è reagito subito, con progetti su tutti gli aspetti dell’azienda:

Migliorare i prodotti, crearne di nuovi rispondenti alla nuova condizione. Cambiare il modello di business, cercare redditività in altri modi e in nuove aeree. -Ridurre i costi di produzione ridefinendo i processi e l’organizzazione, investendo su tecnologie. 

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Ragionare sul vissuto fonda un pensiero politico. Un articolo di Luisa Pogliana per L&M

Il management che vediamo in azione ogni giorno ripete troppo spesso la stessa storia. Manca un nuovo agire perché manca un nuovo pensiero. Ma un contributo diverso viene oggi dalle donne. E’ il risultato di uno scarto che molte manager hanno fatto rispetto alla questione, spesso problematica, del rapporto con il potere in azienda. Hanno superato le resistenze ad assumere i ruoli decisionali più alti, resistenze dovute alla la cultura -storicamente maschile- che domina nei luoghi ‘di potere’. E che si manifesta con logiche in cui le donne non si ritrovano. Abbiamo così visto che molte donne manager, entrate in questi luoghi -luoghi di uomini- hanno mantenuto vivo il loro stupore dinnanzi a ciò che appare insensato, e anziché adeguarsi alle pretese regole del modello manageriale dominante, hanno portato una loro visione, un punto di vista di donne. Da qui emergono nuovi pensieri e nuove pratiche nel management. Ma è difficile renderle visibili: non se ne parla, non si conoscono.

Le donne per prime non ne parlano, sostanzialmente perché non ne vedono il valore. Sembra un paradosso, ma succede spesso. Nello specifico del ruolo manageriale, una ragione sta soprattutto nel fatto che le donne si muovono con dei progetti in testa,

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Una lezione all’Università Cattolica su “Le donne il management la differenza”

martedì

25

giugno

alle ore:

 

Il prof. Ripamonti, docente  di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano,  ha invitato Luisa Pogliana a tenere un incontro con allieve e allievi di questo corso  sui temi del libro “Le donne il management la differenza”.  L’incontro si terrà Mercoledi 30 Aprile,  dalle 12.30 alle 14.30, all’Università Cattolica di Milano, sede di via Pagliano 10.

 

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