Ottica della responsabilità. Un articolo di Luisa Pogliana (estratti dal libro “Esplorare i confini. Pratiche di donne che cambiano le aziende”, in uscita a settembre, Guerini)

Mi sono orientata con i miei princìpi etici”, “Ho fatto quello che mi sembrava giusto”, “Si può fare profitto rispettando dei valori”  La responsabilità di influenzare le cose nella direzione in cui credo…  Nel mio ruolo la responsabilità verso gli altri è molto rilevante… Sento la responsabilità nei confronti di famiglie il cui futuro dipende anche da me… Il potere è uno strumento per esercitare la responsabilità… Sento una forte responsabilità verso tutta l’azienda, negli uomini riscontro più individualismo, autoreferenzialità …”

Molte manager tengono come riferimento nel loro lavoro quello che a loro sembra giusto. Alcune, raccontando delle loro pratiche, parlano esplicitamente della loro ‘etica personale’. Un concetto che sembra pesante, doveristico. E invece contiene un’idea di libertà.  Perché l’etica è un’ottica, per usare le parole di Levinas. E’ lo sguardo con cui si guarda il mondo, il nostro libero modo di vedere. E’ come noi scegliamo di essere, anche nell’attività di manager.  Un’altra parola viene spesso associata da queste donne al senso del ruolo manageriale: responsabilità. Responsabilità è ‘dare risposte’, ‘rispondere a un impegno’.

E’

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Distinguere il tempo dall’orario. Un articolo di Luisa Pogliana (estratti dal libro “Esplorare i confini. Pratiche di donne che cambiano le aziende”, in uscita a settembre, Guerini)

Responsabilità, obiettivi, fiducia, flessibilità, tempo. E’ l’onda del momento, dovuta all’esplosione di interesse per il cosiddetto lavoro agile, smart work. In realtà sono anni e anni che le donne dicono e fanno molto dentro le aziende rispetto a questo. Perché, a partire dall’esperienza personale della maternità e del farsi carico di tutte le necessità della vita oltre il lavoro, le donne hanno portato in azienda proprio la questione del tempo.  E’ questo che ha messo in discussione l’organizzazione del lavoro. Nessun’altra rivendicazione ha premuto così potentemente sulla necessità di cambiarla. Ed è stata -bisogna ricordarlo- una battaglia proprio delle donne, a tutti i livelli di inserimento nel lavoro, portata avanti (e ancora in corso) prima di qualunque intervento sindacale, anzi, premendo anche sul sindacato perché si muovesse in questa direzione.

L’organizzazione che conosciamo non prevede un adattamento reciproco tra la realtà delle persone che lavorano e la struttura organizzativa. Esclude la vita e tutto il lavoro necessario per vivere perché si fonda sull’idea che in azienda si lavora, e poi si vive fuori dal lavoro. Ma molte donne manager hanno attuato politiche che riportano alla realtà: l‘organizzazione del lavoro viene cambiata per tenere conto delle esigenze complessive della vita.

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Un mostro vincibile. Da una cultura di potere a una cultura di governo.

Il potere cambia tutti. Ci ricordiamo di Spinrad che in pieno 1969 pubblica il libro Jack Barron Show, dove un ideologo del ’68 fondatore di un partito ribelle finisce per condurre un programma televisivo con milioni di spettatori. Da lì non esce più perché, dice, il potere è come avere la scimmia sulla spalla. Il potere come droga. Perché non dovrebbe corrompere anche le donne? Ci imbattiamo sempre in quel luogo comune per cui le donne che raggiungono il potere sono peggio degli uomini. Ma la ragione c’è: chi ha il potere procede per cooptazione e sceglie gli uguali a sé.  Così in azienda il meccanismo finora prevalente quando si apre per una donna l’accesso ai luoghi del potere sono quelle disposte ad assimilarsi che vengono selezionate.  Per questo molte manager, pur capaci e con idee innovative, tendono a tenersi fuori dai ruoli decisionali più alti, perché il potere è maschile, si manifesta spesso come dominio e controllo, arbitrio e autoreferenzialità, con logiche in cui le donne non si ritrovano. E’ un aut aut tra adattarsi o tenersi fuori, ma in ogni caso si tengono le idee diverse, innovative fuori da dove le politiche aziendali si fanno.

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Una lezione all’Università Cattolica su “Le donne il management la differenza”

venerdì

24

novembre

alle ore:

 

Il prof. Ripamonti, docente  di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano,  ha invitato Luisa Pogliana a tenere un incontro con allieve e allievi di questo corso  sui temi del libro “Le donne il management la differenza”.  L’incontro si terrà Mercoledi 30 Aprile,  dalle 12.30 alle 14.30, all’Università Cattolica di Milano, sede di via Pagliano 10.

 

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Isabella Covili: Microsoluzioni. Fare il bene delle persone facendo il bene dell’azienda.

Intervento di Isabella Covili Faggioli al Convegno Le donne il management la differenza

Fare il bene delle persone facendo il bene dell’azienda. E’ l’idea che ha sempre guidato il mio lavoro.  Molte donne lo fanno molto bene, cercando di portare in azienda una diversa concezione del mondo del lavoro e del modo di essere manager. Perché il lavoro e la vita personale non possono essere compartimenti stagni e sono un tutt’uno che va gestito nella globalità. Perché la donna ha molto chiaro che non vuole più rinunciare a parte della vita per la sua realizzazione professionale. Da qui discende un modo diverso che hanno le donne di considerare e vivere il potere, l’organizzazione e l’azienda. E’ un modo diverso di vedere il lavoro per sé e per gli altri, una rivisitazione del mondo del lavoro che porta a mettere in discussione le regole e le procedure praticate per anni.

Cambiare le regole si può fare anche con un comportamento singolo, in un’occasione, facendo in modo che questo diventi prassi. Il micro che diventa macro perché cresce e si fa riconoscere come nuova soluzione. Sembra banale ed invece è solo semplice,

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Il senso politico di ‘Le donne il management la differenza’. Un intervento di Lia Cigarini

Il libro ‘Le donne il management la differenza’  è stato discusso in un incontro alla Libreria delle Donne di Milano. L’incontro è stato voluto in particolare da Lia Cigarini, che ne ha spiegato le ragioni. Riportiamo qui alcuni punti del suo intervento (per noi un contributo importante, del quale le siamo grate).

Io ho, come è noto, un grande interesse per il racconto delle esperienze. In questo momento il racconto dell’esperienza lavorativa di donne e uomini. Tutti i testi del gruppo lavoro della Libreria delle donne, infatti, sono stati scritti dopo aver ascoltato e discusso con tante donne che lavorano, che qui in Libreria hanno raccontato del lavoro che fanno e della loro riflessione su di esso, e nel caso del “Doppio sì” anche di che cosa capita quando si fanno figli.  I due libri di Luisa Pogliana “Donne senza guscio” e “Le donne il management la differenza” hanno la stessa impostazione e lo stesso iter: ascolto narrazione e scrittura.  La scrittura è fondamentale perché senza scrittura i cambiamenti nel governo delle aziende non esisterebbero, perché, al di fuori dell’azienda non si saprebbe alcunché pur essendo delle importanti benché piccole rivoluzioni.

Io considero questo allenamento nel microscopico delle relazioni,

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AIDP PRESENTA il libro di Luisa Pogliana LE DONNE, IL MANAGEMENT, LA DIFFERENZA

venerdì

24

novembre

alle ore:

 

 

 

Giovedì 17 gennaio ore 17.30,  PALAZZO DEL LAVORO Gi Group – Piazza IV Novembre, 5 – Milano

AIDP presenta il libro di Luisa Pogliana

LE DONNE, IL MANAGEMENT, LA DIFFERENZA Un altro modo di governare le aziende  (Guerini e Associati)

Con Luisa Pogliana interverranno :
Patrizia Di Pietro – HR Director, Commercial Functions GE Capital EMEA, General Electric
Isabella Covili Faggioli – Presidente AIDP . Emilia Romagna

Introduce Maria Emanuela Salati – Direttore formazione, selezione e comunicazione interna ATM – Consiglio Direttivo AIDP Lombardia

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Donne manager e talenti sprecati. Per un censimento delle competenze

 

di Luisa Pogliana

(scritto per il sito del Concorso letterario nazionale Lingua Madre)

Qualche tempo fa ero all’Università Statale di Milano per una presentazione di un mio libro sulla realtà delle donne manager nelle aziende italiane. Erano venute a parlarne, tra le altre, alcune rappresentanti di istituzioni politiche.  A un certo punto vedo entrare una di loro accompagnata da una donna dall’aspetto magrebino, con il velo in testa. Ecco, pensai, perché l’ha portata? Per far vedere come siamo accoglienti e valorizzanti? Conoscendo gli spazi concessi dal nostro mercato del lavoro a queste donne immigrate, di solito ben lontani dai ruoli di donne manager, temevo qualcosa di strumentale. Intanto, dopo gli interventi iniziali, si comincia a discutere. A un certo punto prende la parola proprio quella donna, e racconta di sé.
Quando vivevo in Tunisia –dice– io ero dirigente d’azienda, ed ero anche una di quelle dure, mi facevo valere e ho fatto lavori importanti. Ma da quando sono venuta in Italia trovo un mucchio di difficoltà a fare lo stesso lavoro, nonostante l’esperienza e la qualificazione.

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Presentazione a Roma “Le donne il management la differenza”- 30 novembre

venerdì

24

novembre

alle ore:

 

Casa Internazionale delle Donne – via della Lungara 19, Roma, 30 novembre, ore 17. Incontro sul libro  “Le donne il management la differenza. Un altro modo di governare le aziende”  di – Luisa Pogliana  –  Con l’adesione di: AIF, CNA Impresa Donna, Federmanager Minerva, Federprofessional, Mangeritalia, Rete della Parità, Soroptimist

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Giuseppe Varchetta a proposito di “Donne senza guscio” per “Direzione del Personale”

Più che una recensione, un contributo importante di ragionamento sui temi proposti dal libro, viene da Pino Varchetta, psicologo molto noto soprattutto nell’ambito della formazione. Ecco il suo articolo apparso su Direzione del Personale, rivista dell’AIDP.

Ormai molti anni fa, nel 1988, un filosofo italiano pubblica un libro Sguardo e destino con il quale sembra prendere congedo dalla filosofia mentre, all’opposto, conduce per mano il pensiero filosofico nel render conto alla cultura dei soggetti umani che il mondo si offre di per sé pieno di enigmi, che per essere colti, compresi, necessitano di un lasciarsi alle spalle il rigore passato. “Sguardo e destino”, appunto, che può essere accostato alla ricerca di Luisa Pogliana sui percorsi aziendali di un gruppo di trenta ‘donne in carriera’, manager tutte con rilevanti responsabilità nell’organizzazione di appartenenza e con l’obiettivo consapevole di cercare di restare donne.
Fin dal suo incipit l’autrice parla di uno sguardo (etnografico) che, al di là di quello dominante, lo sguardo maschile, può svelare “quello che altrimenti resta tacito e latente” (ivi pag. 8), mettendo in luce “i meccanismi di penalizzazione coperti da negazione e silenzio” (ibidem). Occorre una svolta epistemologica, uno sguardo femminile che offra alla ricerca psicosociologia sulla condizione della donna nell’organizzazione aziendale del nostro Paese,

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